Un altro giro di giostra.

ottobre 30, 2009

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Un altro giro di giostra è l’appassionato racconto di un uomo in cerca. In cerca, soprattutto, di sè stesso. Tutto comincia, per Tiziano Terzani, dalla scoperta di un cancro che presto diventa solo un motivo per ripartire e cercare di rispondere a quell’atavica domanda sull’esistenza che ognuno di noi si porta dentro.Un motivo sicuramente peculiare, un motivo che ha a che fare con la morte e la sua paura.

Ancora un viaggio, dunque, questa volta non da giornalista come ha fatto per tanti anni in giro per il mondo (“girovagare” interessante ed essenziale certo ma pur sempre superficiale), ma un viaggio, ora, da uomo, volendo capire attraverso il suo corpo qualcosa in più, partendo da quella che è una macchina per far soldi, ma soprattutto il più grande centro di cancro del mondo, rappresentazione della ragione e della scienza al quale inizialmente decide di affidarsi , attraversando (ancora una volta) parte dell’Asia, per finire poi a fermarsi, quasi definitivamente, sulle cime dell’Himalaya, non più Tiziano e già Anam, il Senzanome.

Quasi definitivamente, appunto, perchè c’è l’11 settembre 2001 e il dovere morale di intervenire contro la guerra, attraverso parole ed azioni di un Terzani che, nonostante la malattia, partecipa a dibattiti e a manifestazioni a favore della pace. Ma è comunque una ricerca che continua, con il cancro diventato oramai amico e che si muove per la sua strada; una ricerca che lo ri-porta ad Orsigna, un luogo sempre presente nella sua vita, una ricerca, insomma, che non finisce neanche con l’ultima pagina del libro, una ricerca che, dice Terzani, ognuno non può che fare per conto suo. In fin dei conti, è questo che il Vecchio gli aveva suggerito sull’Himalaya: “L’unico vero maestro non è in nessuna foresta, in nessuna capanna, in nessuna caverna di ghiaccio dell’Himalaya… È dentro di noi.”

Pagine e parole che, dalla paura della morte, attraversando altissimi concetti spirituali, finiscono con il regalarci una universale celebrazione della vita.

Nicola.

12:50 pm

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9788874471287gEsistono Libri e libri, libri importanti e libri meno importanti. Ho sempre pensato che i libri finiscono con l’ultima pagina e non possiamo pretendere che questi vivano al posto nostro, non è il libro che prende vita ma siamo noi che attraverso le parole fatte vive possiamo sperare, se lo vogliamo, di vivere meglio. Il libro è sempre un incontro che può anche rivoluzionare la nostra vita: quello che vi presento oggi può essere proprio uno di questi. Non nascondo che questo libro, affrontando argomenti che personalmente giudico di vitale importanza e che mi stanno particolarmente a cuore, mi è entrato nelle viscere, e quando questo accade, non puoi che essere di parte. Dunque, io in questa recensione sarò di parte: questo libro va letto e riletto, discusso e consumato, fatto vivo oltre la pagina.

Non è un romanzo, è il racconto di una esperienza. Una grande e immensa esperienza di Libertà. I temi affrontati sono quelli della pedagogia e dell’educazione del bambino, ma detto così non rende bene l’idea.

I ragazzi felici di Summerhill parla di Libertà del bambino che sarà adulto e della schiavitù dell’adulto che è stato un bambino non educato alla Libertà. “Non esistono bambini difficili, ma solo adulti difficili e, purtroppo, un’umanità difficile” afferma Neill.

Che persona straordinaria! E’ un libro che ogni buon genitore dovrebbe leggere, ma anche ogni uomo. Naturalmente, questo rivoluzionario modo di educare e vivere è stato oggetto di parecchie critiche e di deleteri tentativi di emulazione. Il motto di questa scuola sulla collina d’estate (Summerhill), nata in Inghilterra nel 1924, era “Libertà non è licenza”. Puoi immaginare cosa ciò significhi e quanto complicato possa essere mettere in pratica tale motto, nella vita quotidiana, concreta e polverosa di tutti i giorni. Quello che maggiormente impressiona, pagina dopo pagina, è accorgersi, soprattutto se non l’hai vissuto in prima persona, di quanto un essere umano possa far male ad un altro ed è un dolore tutt’altro che fisico; è esso morale, riguarda il cuore e la mente del fanciullo che si trova a spegnersi ogni giorno un po’ a causa di genitori che forse credono di amare, ma che dell’amore non sanno nulla, loro stessi già vittime dello stesso odio, che non è altro che inconsapevolezza nei confronti di sè stessi. La speranza è che questa ineluttabile catena si interrompa e quel fanciullo torni a volare: questo, ci insegna Neill, è possibile…
Leggilo!

Nicola.

6:42 pm

Pubblicato su Caffè News Magazine.

I sogni di mio padre.

marzo 14, 2009

123344I sogni di mio padre è la storia di un viaggio. Non proprio di quelli che si fanno con carte geografiche e zaino in spalla. È un viaggio interiore di un uomo alla scoperta di sé stesso e delle proprie origini, che inizia alle Hawaii e in Indonesia, passando per Chicago e arrivando in Kenya fino ad Harvard. È la storia di un bambino, cresciuto con i nonni e la giovane madre bianca, nelle evolute Hawaii, e poi quella di un adolescente alle prese con sé stesso e la sua difficoltà nel trovare un posto nel mondo, circondato da un ambiente fatto di droga, violenza e molta solitudine. Presente, nella sua assenza forte e pesante, “il Vecchio”, il padre di Obama. Una figura che aleggia in tutta la storia, una figura importante e determinante, la cui immagine, le cui parole e il cui carattere condizionano la vita di Barack in modo indelebile, come solo un padre di cui se ne sente la mancanza e di cui sai di aver bisogno, può fare. E sembra proprio essere l’assenza del padre e la conseguente appassionata ricerca da parte del figlio a guidarci in questo lungo e per certi versi infinito viaggio. Fondamentale, poi, nella formazione di Obama, il lavoro di coordinatore a Chicago all’alba degli anni ‘80, dove la sensibilità e il senso di giustizia coltivati da ragazzo, qui fioriscono in un’attività difficile e faticosa come quella svolta nel South Side di Chicago. Traspare, così, la figura di un Obama concentrato molto sul lavoro, un Obama ottimista e speranzoso nel futuro, pur consapevole della complessa realtà americana, in particolare per i giovani ragazzi di colore, figli di esperienze e culture disagiate. Infine, il Kenya e la volontà definitiva e seria da parte di un oramai quasi trentenne di scoprire “dove tutto ha avuto inizio”, una volontà che però si scaglia contro un’Africa contaminata e defraudata da mille diverse esperienze e culture, un’Africa dove invece di ritrovarsi, Obama rischia di perdersi, fino a quando la vecchia nonna, quasi come un libro biblico, illumina il passato degli Obama. Molto interessante, in questo senso, lo spaccato della realtà e della società africana, il cui alto potenziale risulta essere, oggi come allora, mal utilizzato e quindi drammaticamente inutile.
Un bel libro, dunque, intenso e di formazione e la cui scrittura appare, a tratti, pesante. Un’autobiografia densa per conoscere più da vicino il 44° Presidente degli Stati Uniti d’America.

Nicola.

Pubblicato su Caffè News Magazine.