Fuori posto.

settembre 21, 2009

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Sembra un gigante su stoffa colorata. E’ la sensazione che mi ha dato.

Immagine nuovissima, ma naturale…: figli sulle bare dei padri.

Eppure, mi continua a sembrare tutto strano. Eppure, continua a sembrarmi irrimediabilmente fuori posto. Macchia candida su cielo scuro.

Nicola.

1:26 pm

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Un uomo si affaccia dal pontile, ha le braccia tese e le spalle strette. E’ arrivato fin lì per fotografare istanti di morte. Sotto di lui, vagoni bruciati e case distrutte, l’ombra del fumo nero e la cenere di quel che resta. Sotto il cielo blu, Viareggio.

VitaMorteUna donna dai ricci rossi e dall’aria professionale, accende il suo pc e trova in Facebook il link ad un video. La curiosità vince su di lei, anche se un avvertimento le suggerisce di non guardarlo. Un pensiero le attraversa il cervello – questi avvertimenti sono come quelli sui pacchetti delle sigarette: ipocriti e politicamente corretti -. Guarda il video, per un attimo si ferma come senz’aria, una bolla di vuoto le galleggia in testa. E’ Neda, la giovane ragazza iraniana che muore, una morte violenta che si manifesta e diviene tragica, un uomo con la telecamera in mano riprende tutto e nei giorni seguenti diviene il video più visto e esaminato di internet. Il rosso del sangue inonda lo schermo, sangue ovunque ed improvviso, poco prima non c’era, tutto era bianco ed azzurro, attimi di paura che si dipingono di rosso, le vene della donna dai ricci rossi sembrano uscire fuori e così sarà per tutto il giorno. -Maledetto video- pensa. La sua professionalità non c’è più, sparita. Sarà così per tutto il giorno e forse oltre. Sotto quel manto di rosso, il mondo.

L’agire della morte che viene e scappa via, si fa sentire con la sua tragicità. Si prende gioco degli uomini e gli uomini impauriti ci cascano, creano le sembianze alla morte, divenendo essi stessi creatori di morte. Come nuvole perse nel cielo infinito, in assenza del sole, tuoni e temporali, fulmini e saette, la paura del buio e della fine. Il sole torna, è ancora lì, è sempre stato lì, ma le nuvole hanno la memoria corta. La paura, invece, no.

L’uomo di Viareggio ha finito, si avvia verso casa sulla sua bicicletta nera; ha accanto dei bambini che gli chiedono di guardare quelle foto, chiedono di capire cosa c’è da fotografare del vuoto. I bambini ignorano la morte e la uccidono, ma l’uomo non sa rispondere. Pensa alle sue foto da mostrare, il vuoto lo avvolge e lo paralizza.

La donna dai ricci rossi è ancora lì, immobile e ferma, sotto il tetto della sua casa. La morte ha vinto ancora una volta.

Nicola.

11:41 am

Noi.

maggio 16, 2009

fogliePasserà tutto, non rimarrà nulla del tempo trascorso ad uccidere il tempo. Svaniranno le serate artificiali, i comportamenti artificiali, l’umanità artificiale.

Quando vedremo un nostro simile morire e, artificialmente stupiti, scatteremo le nostre foto e racconteremo le nostre bugie, non avremo fatto altro che aggiungere altri istanti alla nostra morte. Quando un altro nostro simile si aggiungerà alla massa degli schiavi del consumo e dell’apparenza, a fallire sarà qualcuno e a morire tutti. Quando non cercheremo di essere noi stessi, non nascondendo la maschera e non lasciando al sole di scaldare le nostre facce, allora saremo già morti, assassini della nostra stessa natura. Quando, con le nostre finte risate e i nostri finti sorrisi, scaglieremo le nostre pietre, tutto sarà già passato.

Quando tutto questo avverrà, non avremo più il tempo di accorgerci che il mondo sta sciogliendosi. Quando tutto questo avverrà, auguriamoci di non essere stati i protagonisti di questo niente.

Nicola.

10:25 am

Niente.

aprile 29, 2009

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da Internazionale n. 792; di Joe Heller, Green Bay Press-Gazette, Stati Uniti

Nicola.

9:20 am

Scrivere un blog e scrivere in generale non significa necessariamente farlo in maniera prestabilita e quotidiana. La scrittura, almeno per quanto mi riguarda, viene a farmi visita quando le pare, dove le pare e soprattutto quanto le pare. Ne sono completamente schiavo e so che non può essere diversamente. E’ questo che la differenzia maggiormente dal giornalismo. Il giornalista ha scadenze, egli deve scrivere, ha un ruolo attivo per così dire… Lo scrittore invece è completamente passivo e schiavo della scrittura.

Lo scrittore è un corpo prestato a qualcos’altro di cui sa poco e che conosce ancora meno. Qualcosa spesso che si presenta senza identità, ma che arriva per pretendere tutto. Qualcosa che ti illude di essere tua amica e che d’un tratto sul più bello sparisce, lasciandoti solo e stanchissimo. Naturalmente, potresti imparare la lezione e non ricascarci la prossima volta, perchè con lei sai che ci sarà sempre una prossima volta. Ma è sempre così: ci ricaschi e nulla può allontanarti da lei e ogni volta è sempre come la prima. La ragione di tutto questo è completamente sconosciuta all’uomo.

Dunque, scusate se sto zitto spesso e se non trovate questo spazio aggiornato per diverso tempo, ma ora sapete che la colpa non è mia. E poi il silenzio non sempre mi dispiace, anzi. Ecco, ora finisce che la ringrazio anche per le sue assenze…

***

pensiero1Ho ritrovato in questi giorni a Perugia, dove sono stato per il Festival Internazionale del Giornalismo ma non solo qui, alcune sensazioni che non incontravo da tempo e mi sono accorto quanto sia semplice perdersi. Perdersi davvero intendo. Ho visto chiaramente la strada e ho avuto la netta sensazione di quanto sia poco lineare, piena di curve e curvoni, fossi, dossi e enormi burroni. Sarà che ho avuto modo di conoscere nuova gente o forse solo più me stesso. Viaggiare, conoscere nuovi posti, è anche questo. Un viaggio mi mette sempre davanti ad un bivio: il pensiero di Blaise Pascal secondo il quale “Tutti i guai dell’uomo derivano dal fatto che non sa stare un giorno intero dentro la sua stanza” e il contrario e quindi viaggiare per trovarsi. Propendo sempre per la seconda ipotesi. Viaggiare è uno dei modi per conoscere sè stessi. Lasciarsi alle spalle la paura del non-conosciuto, spogliarsi di vestiti pesanti e troppo ingombranti per essere messi in valigia, partire guardando a tutto ciò che si pone dinanzi a sè, senza voltarsi inutilmente. Alla fine del viaggio, si scopre che ogni presunta personale certezza sul mondo e sugli uomini lascia il tempo che trova, ma soprattutto lascia lo spazio a nuove certezze e a nuovi dubbi, a nuove conoscenze e a nuove luci… La fine del viaggio è scoprire che ci sono uomini che hanno perso la strada, finendo fuori il tempo e lo spazio, uomini il cui modo di vivere è molto distante dal tuo perchè feriti forse o perchè offesi, o semplicemente perchè inconsapevoli…

Al Festival, ho conosciuto uomini arrabbiati, ho visto uomini correre e affannarsi per superare altri uomini, ho visto il giornalismo celebrare sè stesso, ma soprattutto ho visto tanto rumore per nulla. Era pieno pomeriggio quando ho ascoltato, in un teatro gremito, uomini parlare di giornalismo e altri uomini applaudirli, adoranti e ridenti davanti alle battute che ascoltavano. Mi sono girato attorno e mi sono reso conto quanto rumoroso sia un applauso rispetto al pensiero. E’ allora che ho visto altre persone zitte e pensierose: lì ho avuto la certezza che gli applausi sarebbero rimasti nella sala e non avrebbero superato quelle antiche pareti, mentre il pensiero, i pensieri degli altri, quelli rimasti zitti, si sarebbero erti sopra le teste, andando fuori e volando via. Lì ho visto chiaramente che il pensiero silente è più potente di milioni di applausi…

Nicola.

4:32 pm

Television.

febbraio 19, 2009

Quando penso alla televisione, penso a Pasolini. A quello che ormai tanti anni fa disse a proposito di essa (e che potete trovare qui). Immagino che oggi siamo andati molto oltre quello che in tanti, me compreso, vedono come una delle tante profezie di Pasolini. macaco

A me capita raramente di accendere la televisione, ma solo perchè preferisco fare altro. Quando questo capita, divento triste, poichè penso alla mia sfortuna, alla sfortuna di trovare sempre e solo un’offerta molto scadente. Pur convincendomi che non può essere tutto così stomachevole, mi dico che se l’offerta è quella vuol dire che c’è la domanda naturalmente. Ieri mattina, solo per fare un esempio tra i tanti, ho assistito ad una scena terribile. Una delle tante pav (peripatetiche-annunciatrici-vallette) presentava su Canale 5 una storia alquanto drammatica, nella più completa ilarità, senza alcuna partecipazione alla realtà dei fatti, con completa astrazione. Non vi è nulla che mi meravigli in questo, nulla che mi scandalizzi, ma non posso rifiutarmi di dire con forza che ci troviamo dinanzi alla feccia della società, a quella che il dizionario De Mauro definisce come “la parte peggiore, più vile e spregevole di una comunità, di un gruppo sociale”. Una società fatta da coloro che fanno la televisione e da coloro, a metà strada tra uomini e sedicenti tali, che la guardano…

Nicola.

1:00 pm

Otto anni d’assenza.

febbraio 9, 2009

Se siamo riusciti a ritrovarci e a riunirci è stato grazie a Facebook. Creato l’evento, parte della mia classe del liceo si è rivista la settimana scorsa.

Otto lunghi anni in mezzo alla strada che mi divide dal liceo. Dopo che la serata è trascorsa, sembrava che fosse passata appena una notte., sembrava che fosse trascorso solo un altro giorno di scuola ed invece otto anni d’assenza. Che è stata presenza in altro. Nessuno è veramente cambiato, eppure tutti forse ci siamo illusi che almeno fisicamente fossimo cambiati. Come a convincerci che il tempo avesse provveduto a staccarci da un passato troppo lontano per essere ancora nostro. Ed invece eccola la realtà, veloce nella sua spietatezza, a ripresentarsi sotto forma di ricordi, emozioni, delusioni…

Maria, Titti, Stefania, Peppe, Cristina, Vincenzo, Giovanna che bello è stato rincontrarvi…

N.

6:47 pm

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Si sa: i fatti che diventano notizie sono i più eclatanti. Per molte persone, le notizie incidono sulla loro vita, sul loro modo di pensare, di agire, di stare al mondo. Le notizie oggi sono molte ed eclatanti, ma soprattuto hanno il dovere di farsi leggere: sono quindi per lo più negative, tristi, non certo confortanti. Esse dunque ci manipolano, manipolano la nostra esistenza, e siccome ne fruiamo attraverso internet e attraverso gli altri mezzi di comunicazione virtuali, viene da pensare che tutto ciò che è virtuale è reale, e viceversa.

Questo accade molto più di ieri. Le notizie corrono, si trasformano, hanno vita breve per far subito spazio ad altre nuove. Tutto questo per quanto possa essere reale, è paradossalmente relativo e povero. Basta guardare una qualsiasi computer_cervellohomepage di un qualsiasi quotidiano online per accorgersene: non tutte le notizie presenti in quel giornale, rappresentano ciò che accade nel mondo. In Sri Lanka, ad esempio, è in atto una guerra, ma pochi ne sono a conoscenza nel mondo occidentale. Dunque, quanti più fatti si conoscono, più si è soggetti alla tristezza e al pessimismo?! Io non ne sono così convinto…

Un fatto bello raramente viene alla luce. Pensiamo a quante cose belle stanno avvenendo in questi secondi e noi non lo sappiamo o, peggio, stiamo pensando solo a quelli brutti… I fatti belli avvengono, esistono nella realtà, nonostante non siano in internet. Nonostante non siano virtuali…

Nicola.

6:32 pm

Pubblico quasi integralmente la lettera di L., rispettando la sua riservatezza e ringraziandolo, tra le altre cose, per le belle parole rivoltemi. Lo faccio perchè penso che possa servire a tanti tra coloro che si troveranno a passare in questo angolo di web… Devo essere sincero: la lettera mi ha lasciato alquanto perplesso nel farmi conoscere un mondo di cui non sapevo l’esistenza. Se qualcuno tra i miei lettori vorrà rispondere a L., ben venga; a me non resta che leggere con sentita partecipazione queste righe.

Nicola.

2:39 pm

Caro Nicola,

complimenti per il blog che seguo da un po’ di tempo. Nell’ultimo post, pur con poche parole, hai espresso un alto ombreconcetto di tolleranza. Da omosessuale sono sempre felice di trovare un eterosessuale che la pensi in questo modo e te ne ringrazio. Mi chiamo L… e ti scrivo da ….

E’ vero, come tu dici, che l’omosessualità non è solo qualcosa di sessuale, ma molto di più. Questa condizione è vissuta da me ogni giorno con grandi tribolazioni, tribolazione tutte le volte in cui ho paura di essere scoperto, tribolazione tutte le volte in cui mi sento in colpa nell’amare una persona del mio stesso sesso vivendo così al mio interno un “distacco” che mi fa diventare l’ombra di me stesso. Mi chiedo il motivo di questo, mi chiedo perchè il mio amore che è Amore non è accettato da tutti… Ogni volta non so rispondermi.

Se sapessi quanti si trovano in questa condizione di oscurità e di ombra, ti troveresti senz’altro spiazzato; quanti, perchè la loro natura così gli suggerisce di fare, sono portati verso qualcuno che “sanno di non dover amare”. Questo fa spesso nascere situazioni “estreme”, dove molti cercano troppo spesso conforto e soddisfazione in comportamenti che forse di primo acchito sembrerebbero anomali e forse lo sono davvero, ma che tali non sarebbero se ci fosse una seria voglia di voler comprendere l’altro senza giudicarlo.

Mettendo da parte i comportamenti deviati che esistono anche nel mondo etero, spesso questo stato di cose, questa non- accettazione della propria natura, fa nascere appunto sentimenti di odio verso se stessi e atteggiamenti di conseguenza per così dire “malati”. Le chat mi confermano ogni giorno quello che scrivo. Molti dei miei amici ci son passati e così anch’io. Il mio primo incontro è avvenuto grazie ad una chat, di nascosto, come l’ultimo degli uomini, come un verme all’età di 19 anni. Ancora oggi a distanza di dieci anni, non so cosa mi portò a farlo, so solo che è successo. Oggi tutto questo è vissuto da me in modo un po’ più sereno e consapevole, ma dieci anni fa non fu così…

Ti ho scritto non per tediarti, ma per ringraziarti… Se lo vorrai, continuerò a scriverti la mia storia. Ora devo proprio scappare.

Grazie ancora,

L.

Spesso, assai spesso, mi sembra di essere l’uomo più ricco del mondo.

E’ così quando esco da San Biagio dei Librai con qualche libro comprato a pochissimo prezzo, nella convinzione che è questa e non via dei Mille la strada più ricca di Napoli…

E’ così quando abbraccio una passione e coltivandola ci faccio l’amore…

E’ così quando parlo con una persona, guardandola nel punto più profondo degli occhi, scoprendo differenti e identiche visioni del mondo…

E’ così quando ascolto una canzone che mi piace…

E’ così quando sto con persone che si sono accorte che il mondo è più grande del loro cuore ma che è a quel cuore che ritorna…

E’ così quando sto solo davanti al camino…

E’ così parlando con un’amica che non sentivo da tempo (vero AM?!)

E’ così quando piove e quando c’è il sole…

E’ così quando il bambino al semaforo mi sorride davanti al mio misero euro…

E’ così quando Tu mi fai capire qualcosa…

E’ così quando Tu fai illudere i sapienti di aver capito ed invece…

E’ così quando il cane chiude gli occhi, felice di una mia carezza…

E’ così quando la sera mi addormento e la mattina un raggio di sole è di nuovo pronto ad illuminarmi…

E’ così adesso che sto ridendo scrivendo sta’ cosa…

E’ così tutte le volte che voglio essere rubato di questa ricchezza; sì rubato perchè a me sembra troppa, troppa, troppa, talmente tanta che vorrei dartela e ti chiedo solo di prendertela…

Nicola.

11:24 pm