Eccolo qua il Cristo.

novembre 8, 2009

Stefano Cucchi

Appendete questo alle pareti, se ne avete il coraggio. E questo insieme a tanto altro; affacciatevi alla finestra, scendete in strada: di sosia ne troverete milioni e milioni, a tal punto che tutte le pareti di questa terra non vi basteranno.

Non vi sembra questa, miei cari difensori della “cultura occidentale”, l’immagine del Cristo ammazzato, magari quella della migliore reliquia in legno che vi affannate ad appendere alle vostre bianche pareti grondanti odio?

Nicola.

6:30 pm

“Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto mentre all’interno sono pieni di rapina e di intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perchè l’esterno diventi netto!”

(Matteo 23, 25-26)

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Ai porci la luce.

ottobre 25, 2009

Quasi come a voler prendersi gioco dell’uomo (come sempre gli capita di fare), il tempo è venuto a confermare e a rafforzare (ahimè) le conclusioni del mio ultimo post. Scrivo questo, quindi, con un sorriso, un sorriso amarissimo. I fatti sono quelli riguardanti Piero Marrazzo e sui quali ci sarebbe da dire molto poco, se non altro in segno di rispetto.

Napoleon_Pig_by_faxtarMa i maiali (quelli di orwelliana memoria) si agitano e grugniscono nelle loro porcilaie. Diviene, dunque, moto dell’animo invitarli a calmarsi, pur avendo la netta sensazione che si divertano a sguazzare nel fango.

Ho prima letto battute lascive e volgari di pessimo gusto contro il povero Marrazzo. Mi si dirà che non ho senso dell’umorismo. Forse, ma una cosa è certa ed è l’indifferenza della volgarità nelle discussioni, quella offensiva e lasciva che non ha argomenti e neanche più la dignità di tacere.

Ho poi letto parole (di una violenza ed un’ottusità paurose) secondo le quali non ci sarebbero differenze tra il premier italiano e il caso di cui sopra; addirittura sono stati confrontati Patrizia D’Addario e il transessuale Brenda! Ed allora, sempre con quel sorriso amaro, mi è venuto ancora in mente l’ultimo post: l’indifferenza che uccide la coscienza critica e con essa qualsiasi possibilità di un confronto serio e obiettivo riguardo la realtà.

Lasciando nel loro fumo le battute volgari, mi sembra doveroso precisare quello che a me appare lapalissiano, o meglio che le vicende del premier italiano e di Marrazzo sono diversissime. Naturalmente il giudizio non è qui affatto morale, caro lettore. Anzi, a dirla tutta, di giudizi e sentenze non ne troverai proprio in questo post. Più che altro, leggerai ciò che a me appare essere la semplice constatazione della realtà.

Ci sono, tuttavia, almeno due elementi comuni tra le due vicende: 1) entrambi i protagonisti si dicono cristiano- cattolici e questo non fa altro che confermare la mia convinzione secondo cui fino a quando lo Stato della Città del Vaticano avrà l’influenza politica che tutt’ora ha, l’Italia non sarà mai un paese veramente civile e democratico; 2) l’enorme solitudine dei due uomini; ma questo non può essere oggetto di approfondimento qui, anche se poi, ti confesso, questo è l’argomento e il tema che mi interessa maggiormente.

Ecco, questi a mio parere sono gli unici elementi comuni. Per il resto, gli elementi che si conoscono ci portano a dire:

1) Mr. B chiedeva che gli portassero in casa prostitute, e questi (contrariamente a quanto in Italia credono i più) non sarebbero del tutto solo fatti suoi in una democrazia. Ha poi, inoltre, cominciato a promettergli che con la sua influenza avrebbe fatto questo e quello e che soprattutto le avrebbe candidate al Parlamento Europeo. Marrazzo non ha promesso niente a nessun transessuale e non ha usato il suo potere politico per andare contro lo Stato.

2) Mr. B, dal basso della sua arroganza, non ha la più pallida idea di essere malato, di aver assunto e assumere atteggiamenti pubblici e privati quantomeno da ricovero e incredibilmente incoerenti. Marrazzo, dal canto suo, è un uomo pentito, ha parlato di “debolezze private” che hanno inciso sulla sua sfera pubblica. Sembrerebbe che Marrazzo rappresenti ancora l’uomo, con la coscienza e  i suoi morsi.  Mr. B, invece, il superuomo, la sua pazzia e la sua ridicolaggine.

3) Marrazzo, per molto meno dunque, ha avuto la decenza di dimettersi. Mr B. no.

Resta una domanda: perchè allora Marrazzo si è dimesso, se in fondo erano solo abitudini personali? Credo che la risposta a questo quesito vada ricercata nel non aver detto la verità subito, e per aver cercato di corrompere (è questo il vero problema), impaurito, carabinieri delinquenti  perchè non facessero uscire materiale imbarazzante.

E’ evidente, mio caro lettore, che le vicende sono dunque assolutamente diverse. Solo un motivo porterebbe ancora una volta un maiale a porle sullo stesso piano: l’atavica e irresistibile voglia di continuare a nuotare nel fango e a sporcare poi, con quel fango, la democrazia.

Nicola.

3:27 pm

Tutto ciò che riguarda la democrazia non passa solo attraverso i suoi attori, ma soprattutto attraverso le sue comparse. Il primo ministro italiano può ormai fare di tutto: tutto ciò che lo riguarda sa di sporco, di marcio, di malato. Ed un malato lo si cura, gli si sta accanto, lo si compatisce.

Ma come facciamo, invece, se ad essere malato è il nostro corpo? Immagino che oltre alla autocompassione, ci sia qualcosa di più concreto ed attivo. Quando, dunque, il corpo è la democrazia del proprio paese, non bisognerebbe badare a spese nel cercare il medico migliore, più bravo, quello che ci dia le maggiori speranze di guarigione. E la malattia della nostra Italia si chiama indifferenza. untitled

L’indifferenza che ha portato una persona malata a diventare primo ministro, l’indifferenza che uccide la coscienza critica e con essa qualsiasi possibilità di un confronto serio e obiettivo riguardo la realtà, l’indifferenza dei visi pallidi che vedo nei centri commerciali, l’indifferenza di chi guarda la televisione e con essa il mondo credendo che sia quello vero, l’indifferenza di chi non si mette in gioco perchè ha paura e la paura nella sua inesistenza immobilizza, l’indifferenza dei tanti opportunisti che circondano il potere e lo innalzano, l’indifferenza dei tanti italiani che non osano andare oltre il proprio naso, l’indifferenza degli altri potenti che dall’altra parte lasciano che nulla cambi, l’indifferenza della volgarità nelle discussioni, quella offensiva e lasciva che non ha argomenti e neanche più la dignità di tacere, l’indifferenza di chi ricorda di essere stato migliore e che ora non ha più il coraggio di alzare lo sguardo perchè “così fan tutti”, l’indifferenza della tanta povera gente che non crede nemmeno più nella speranza, la speranza che le cose possano cambiare, che con la partecipazione di tutti si possa costruire qualcosa di buono.

Con questa indifferenza, mia cara Italia, tu muori e neanche tanto lentamente…

A questa indifferenza mi oppongo, pur rispettando profondamente le posizioni di ciascuno, ma non posso non oppormi all’ottusità, alla tracotanza, alla prepotenza del non-pensiero che disumanizza e dei tanti ignoranti che stanno uccidendo il mio paese.

Nicola.

5:24 pm

Siamo tutti omosessuali.

settembre 6, 2009

untitled2Quando John F. Kennedy nel lontanissimo 1961 gridò dinanzi ad un’immensa folla, accalcata a ridosso del muro di Berlino che rappresentava la cortina di ferro, “Siamo tutti berlinesi”, mostrava da americano qual’era, la vicinanza spirituale e politica a tutte quelle persone offese dalla divisione e dall’incomprensione e a quell’Europa stanca e depressa, trafitta e martoriata da politiche annientatrici e di morte. Con tale grido, la posizione politica del presidente americano divenne chiarissima e allo stesso modo spiazzante per tanti altri capi di stato. Fu un gesto di alta politica, poiché riuscì a cogliere le esigenze più profonde e le pulsioni più forti che covavano nell’animo di tanti europei. Pur consapevole di scontentare molti, decise di percorrere la strada che aveva intrapreso candidandosi alla presidenza degli Stati Uniti d’America. Eppure, sul significato autentico di quelle tre parole, ci sarebbe tanto da ragionare. Sono, a mio avviso, davvero devastanti, perché comprendono tante altre frasi, tante altre parole, ma un unico significato.

Io ti sono vicino, pur vivendo a miglia di distanza; colgo le tue preoccupazioni, le tue ansie nel vivere dove vivi, anche se non conosco bene il tuo mondo, anche se non ho mai toccato nemmeno una pietra di quel maledetto muro grigio e colorato dagli uomini; con tutte le mie forze, ti prometto che proverò a proteggerti, perché sento e avverto la tua paura; so che molti non vorrebbero vederti nemmeno vivere, è per questo che del resto hanno innalzato questi muri , è per questo che utilizzano le loro idee sbagliate a sostegno di tesi sbagliate, è per questo che decidono di far dominare le proprie azioni dall’ipocrisia e dalla cecità. Un grido forte, insomma, un grido che ha fatto la Storia e che ha fatto magnificamente coincidere la politica col senso più profondo della sua stessa esistenza, della sua ragion d’essere. Fu quel giorno uno dei più significativi e caratterizzanti il Politico John F. Kennedy.

E la storia, e con la storia le vicende degli uomini nel loro divenire, non manca di offrire a quegli stessi uomini spunti per migliorarsi e far valere il loro essere, le loro posizioni politiche, lo stare al di qua o al di là del guado. O più spesso, non stare da nessuna parte, essere semplicemente e drammaticamente ignavi. In fin dei conti, come sempre, scegliere cosa essere.

Cosa essere, oggi, in questa fine estate 2009, col sole ancora caldo ma che tramonta sempre prima, avvertendoci dell’arrivo dell’autunno, cosa essere, dunque, cosa fare dinanzi a storie di violenza e di amore di persone omosessuali, cosa essere, cittadini o altro, in un paese come l’Italia, democratica e civile, membro del gruppo dei Grandi del mondo e all’avanguardia in tanti campi della cultura e della scienza, cosa essere dinanzi all’incomprensione e al sangue di persone che si amano, cosa fare e cosa dire a questi uomini e a queste donne, soli nelle loro tristi storie di violenza e di amore, picchiati e derisi per motivi incomprensibili ad una mente razionale. O forse troppo comprensibili e per questo maledettamente e drammaticamente assurdi. “Viva l’amore” verrebbe da gridare, quando ti dicono “ci sono i bambini, andate via!”, poi pensi che vorresti restare lì a prendere le botte per dimostrare a quei bambini, grandi un giorno, che l’amore vive sempre e che quello che ti stanno insegnando sono frottole, perché un padre non può insegnare al proprio bambino l’amore, prendendo a calci un altro uomo, un uomo, per giunta, innocente e senza colpa. “Perché?” verrebbe ancora da urlare al religioso e al politico che vogliono annientarti, con discorsi ipocriti e profondamente moralisti, dietro le cui belle parole si nascondono montagne di voti e masse di uomini da domare e abbindolare. E ancora domande nei confronti di quella “Gay Street” che sa tanto di ghetto e puzza di chiuso.

E’ il mondo, pensi, ma il mondo è fatto di uomini e di esistenze, di cuori accesi e un po’ più spenti, e allora, da che parte stare, in che modo girarsi per stare nel posto giusto, in quale specchio riflettersi per ritrovarmi potendo alzare lo sguardo verso la mia stessa immagine, senza abbassarlo provando vergogna, timore e rabbia verso me stesso, per non aver fatto nulla, per non aver gridato con la bocca spalancata, in quella fine d’estate 2009, io eterosessuale perché così è,: “Siamo tutti omosessuali!”.

Nicola.

4:08 pm

26 maggio, ore 19,47: Petru Birlandeanedu passeggia com la moglie poco prima di essere ucciso. (ilmattino.it)

26 maggio, ore 19,47: Petru Birlandeanedu passeggia com la moglie poco prima di essere ucciso. (ilmattino.it)

Mi chiamo Petru e sono morto il 26 maggio dell’anno 2009, in un tardo pomeriggio primaverile, in una bella città dell’Italia. Naturalmente, poco prima di morire non avrei mai pensato che la signora nera stesse per fare visita proprio a me. Si, insomma, so che deve succedere ma se un attimo prima qualcuno mi si fosse avvicinato e mi avesse detto “Petru, stai per morire” gli avrei probabilmente riso in faccia. Del resto, siamo seri, perchè doveva capitare proprio a me? Io sono un suonatore, un musicista, me ne andavo in giro con la mia piccola fisarmonica rossa a riempire di note e suoni le strade napoletane, i vicoli e per lo più la metropolitana o la stazione. Si, lo ammetto, avrò anche rotto le scatole a qualcuno, la mattina presto o a sera, quando gli studenti e i lavoratori prendono la metro per rincasare e tutto vogliono sentire a parte le mie note, spesso malinconiche e lente. Ma in qualche modo dovevo pur vivere, pensare alla mia mogliettina, alla nostra vita, all’indomani che credevo più roseo di quello che immaginavo a Bucarest. Ed invece è tutto finito. Sai, ti sono sincero caro amico, non credevo finisse così, mi aspettavo qualcos’altro. No chissà cosa, però almeno una certa stabilità, neanche quella monotona quotidianità di quelli che mi hanno visto e lasciato morire, per carità, però qualcosa di meglio.

Intendiamoci, non mi dispiaceva suonare, avevo anche imparato a fare alcune canzoni napoletane ” ‘O sole mio”, “Torna a Surriento” però l’arte non paga e poi per me era solo qualcosa di momentaneo. Pensa che a questo proposito, ho anche incontrato gente che mi ha ringraziato dopo una suonata. “Queste note non le sentiamo più, non c’è più nessuno che ripercorre i suoni della Napoli antica e della sua tradizione musicale” dicevano e mi ringraziavano davvero, si vedeva che erano sinceri e spesso anche più generosi degli altri. Se proprio vogliamo dirla tutta, appena arrivai a Napoli fui avvicinato dalla stessa gente che poi mi ha ucciso, cercavano qualcuno che li aiutasse nelle loro attività, qualcuno che spacciasse droga insomma o cose del genere e mi promettevano anche soldi, tanti soldi. Ma non ho mai ceduto anche se mi avrebbe fatto assai comodo e anche se in molti, dopo la mia morte, hanno creduto che fossi solo uno di loro, un criminale come tutti gli altri e che quindi quel regolamento di conti avesse come obiettivo proprio me. Ed invece no. Ero lì, in un punto e in un posto sbagliati.

E’ proprio strana la vita. Proprio quella mattina, alla mia mogliettina avevo promesso che ce ne saremmo andati da lì e quasi mi ero sentito in colpa per averla portata in quel posto che credevo migliore. Davvero, ho sempre sperato che Napoli rappresentasse qualcosa di meglio di quello che ho visto per molto tempo con questi occhi. Fino all’ultimo mio minuto sulla terra ho visto: non so se io avrei reagito allo stesso modo, ma sembravano tutti formiche impazzite, come allarmate da gocce d’acqua, neanche fosse piovuto su di loro il mio sangue, quello stesso sangue che nessuno ha avuto il coraggio di guardare e fermare. Eppure il colore non è lo stesso?

E adesso che non appartengo più al vostro mondo, ora che vi guardo tutti dall’altra parte, penso che forse le mie note non sono servite a niente.

Nicola.

11:41 am

P.S.: Questo testo è solo frutto della mia fantasia, ispirata da un fatto di cronaca.

Sliding doors.

maggio 11, 2009

Ci sono luci tutte italiane, fulminee e passeggere nella storia del nostro paese, che compaiono e scompaiono per poi ancora ricomparire. Sono le vite e le vicende di alcuni personaggi che necessariamente, forse contro la loro stessa volontà, diventano famosi. Succede quando sei la moglie di un premier, succede quando sei la moglie di un ex-anarchico, e quando sei la moglie di ex-commissario di polizia. Gli eventi ti costringono a farne parte. E’ successo nell’arco di pochi giorni a tre persone in particolare, ma sono convinto che ogni giorno accade per tanti, in un incrocio di vite, situazioni, incontrollabili e infinite. In fondo, è il lato ironico e scherzoso dell’esistenza.

L'incontro della vedova Gemma Calabresi con la vedova Licia Pinelli al Quirinale, in occasione della celebrazione del Giorno della Memoria (Ansa)

L'incontro della vedova Gemma Calabresi con la vedova Licia Pinelli al Quirinale, in occasione della celebrazione del Giorno della Memoria (Ansa)

Pinelli e Calabresi, due nomi uniti dal sangue scorso in una delle stagioni più brutte della storia recente italiana. Eppure, pochi giorni fa, le loro mogli si sono abbracciate, vicinissime, e non solo nello spazio. Potere delle donne, del tempo che scioglie la durezza degli uomini, o cos’altro? In questi momenti, vorrei alzarmi da terra di qualche metro per poter assistere ed entrare nella vita vera di persone lontane, ripercorrere i momenti, e così risalire velocemente, come in una pellicola che si fa andare indietro, a tutti gli anni che ci dividono da quella orrenda stagione. Cosa pensavano davvero, Gemma Calabresi e Licia Pinelli, cosa pensavano l’una dell’altra quarant’anni fa?

Ho visto i loro sorrisi l’altro giorno, seppur colpiti dagli anni e dai flash del momento, ma ci ho trovato sincera commozione. L’ho vista nei loro occhi, nei loro sguardi e ho pensato che forse è sempre stato così, che non c’era bisogno delle strette di mano, che tra quelle due donne in fondo nulla è cambiato. Sapevano già tutto prima, avevano già capito tutto dentro di sè quarant’anni fa, e quelle mani intrecciate e ferme una mattina di qualche giorno fa sono venute solo a confermarcelo.

Nicola.

11:39 am

vorticeApparentemente questa storia non ha alcun senso. O forse si: nella sua assurdità e nella sua profonda ingiustizia.

Giustino è uno dei tanti universitari uccisi dal terremoto abruzzese. Io l’ho conosciuto solo dopo la sua morte. Il suo viso curioso, con quel mezzo sorriso, è ancora la foto del suo profilo su Facebook e tale rimarrà chissà per quanto tempo ancora. Forse per sempre. Uno dei social networks più famosi del mondo è in fin dei conti il diario della vita di ognuno, nelle sue cose più banali e quindi pù vive, autentiche. Il profilo di Giustino, come quello di molti altri, è pubblico e quindi ogni persona può accedervi. Ed io ci sono arrivato semplicemente avendo un contatto in comune.

Qualche giorno fa, ho cominciato a scorrere la sua pagina e mi sono perso leggendo i messaggi dei suoi amici. Mi è parso, in questo modo, di conoscere un po’ di più di lui e del suo mondo, ma soprattutto della sua vita che ora non c’è più… Navigando nel fiume di parole intense e affettuose dei suoi cari, ad un certo punto sono giunto dove fin dall’inizio volevo: il suo ultimo messaggio, le sue ultime parole nel web.

C’è una domanda che tutti gli utenti si ritrovano ad ogni accesso in FB. E’ “A cosa stai pensando?”. C’è chi risponde e chi semplicemente l’ignora. Giustino rispondeva spesso e volentieri a questa domanda indiscreta, spesso descrivendo, in maniera semplice e brutale, il suo stato d’animo. Così quella sera prima del vuoto e del buio. Erano le 23:54 del 5 aprile quando Giustino scrive: “si fa un sacco di birre x nn sentire il terremoto”. Questa è stata la sua ultima frase ed è ancora lì, nella sua freddezza.

Davanti a ciò, la prima reazione è stato il silenzio, poi ha cominciato a salire la rabbia. Quelle parole hanno continuato a  rimbombare nella mia mente, crescendo d’intensità e hanno preso una forma diversa e hanno gridato e hanno detto che qui c’è il terremoto e voi, con la vostra superficialità e la vostra inettitudine non fate nulla. Che è da gennaio che noi avvertiamo scosse e ancora scosse e voi ancora nulla. Portate me, ventiquattrenne, a bere birra per non sentire la vostra inefficienza, il vostro disinteresse, il vostro nulla, la vostra ridicolaggine del dopo terremoto. Perchè vi ho visti nei vostri stupidi cappelli da pompieri girare e confortare “la popolazione”, la gente, promettere e mantenere una dentiera, salire in elicottero per farsi fotografare, fare confusione quando ormai è tutto finito. Io vi vedo e vi sento, ma non capisco cosa dite.

Ciao Giustino. Riposa in pace.

Nicola

10:55 am

Ci sono tre immagini di questi giorni che resteranno nella mia mente. Della cronaca dei fatti, ognuno in fondo riporta qualcosa di personale e alla fine resta solo questo: è un po’ come quando lanci un sasso in mare. Nel momento in cui lo fai, senti il suono e le onde attorno che si muovono, tutto il resto non esiste più.albero-su-cielo-blu

Sono immagini ferme, sono scatti. Solo scatti potenti. Sono immagini che ho visto solo una volta e che, pur cercandole, non sono riuscito più a ritrovare.

La prima è quella di una bambola, grigia e sporca saltata chissà dove fuori le macerie. E’ ferma, immobile, a testa in giù. Ha braccia e bocca spalancate. Sembra spaventata. Non sa o forse sì che non abbraccerà più nessuno e di nessuna creatura sarà più la figlia immaginaria.

C’è poi un libro, anche lui sporco e grigio. Ricordo che si trattava de “Il processo” di Franz Kafka. Lui forse sarà l’unico ad essere recuperato e forse ripreso tra le mani. Ho pensato che per come sono fatti e per la loro natura i libri sono veramente immortali.

La terza ed ultima non è una vera e propria immagine, ma la vedo come immobile. Non è nè grigia nè sporca, è invece bianca e candida. Questa resterà più di tutte. Resterà come il sasso caduto in mare, pesante nella sua ineluttabilità. E’ l’elenco dei nomi delle vittime, di cui paradossalmente i media non parlano. Mi sono fermato a leggere le date di nascite e gli anni dei morti. Quanti bambini. Quante anime innocenti. Non sono riuscito ad andare oltre il decimo rigo.

Questo resterà in me e oggi fuori c’è il sole, il cielo è blu.

Buona Pasqua ai vivi e ai morti.

Nicola.

12:31 pm

quino_razzismo_01Ci risiamo. Periodicamente, come i vermi in un giardino, mettono la testa fuori. Eppure sono sempre vivi, il loro respiro lo puoi sentire sotto terra, di nascosto. Solitamente hanno la testa rasata, qualche tatuaggio di cui non conoscono bene il significato e li riconosceresti anche da lontano, per quanto sono tutti uguali tra loro. Li chiamano “razzisti”, ma questa è solo un’altra categoria che non aiuta a capire. Si dice che non siano molti, ma quando ne combinano una delle loro, questa ha sempre grande risonanza. Come l’altra sera in piazza del Gesù a Napoli. Mi sembra di vederli: qualche risatina su un ragazzo intravisto per caso tra gli altri e di cui non sanno nulla, qualche commento veloce e subito all’azione perchè si sa il loro motto è agire, anche senza sapere per cosa. L’importante è agire. Restare fermi significherebbe pensare a cosa si sta facendo e questo è inammissibile. Allora partenza e via. E su con cinghiate e sputi sull’uomo nero. Su quello che ha un colore diverso dal tuo. Su quello che vedi felice e questo non è possibile, perchè un “negro di merda” non può essere felice, o almeno non può essere più felice di te. Perchè ti hanno riempito la testa di concetti come quello della razza, di concetti come quello che l’uomo bianco è migliore dell’uomo nero, tu stesso sei migliore o hai più diritti di un altro perchè così è e basta. Poi però ti accorgi che sono tutte stupidaggini e magari è troppo tardi perchè quello che ti hanno detto di fare fa male a qualcuno, fa seriamente stare male qualcuno che magari ha la tua stessa età, le tue stesse scaramucce, e persino forse i tuoi stessi pensieri di ventiduenne alle prese con gli esami, il lavoro che non c’è, le ragazze e il resto. Episodio di bullismo o razzismo non ha importanza. C’è del sangue a terra, urla nell’aria, indifferenza dei passanti e un uomo, solo e a terra che chiede attenzione, che implora di essere guardato. Ma si è fatto tardi, sono le due del mattino e domani è un altro giorno…

Cara vecchia Europa, questi episodi li conosci bene purtroppo, e ciclicamente si ripresentano ai tuoi piedi ad intervalli regolari sembra, all’interno della tua storia e dei tuoi secoli… Nessun vaccino e nessuna cura per uomini, vittime di idee malsane, ma nulla è perduto, e per tutti vale lo stesso monito di sempre: lacrime e sangue hanno lo stesso colore presso tutti i popoli.

Nicola.

3:34 pm

Pubblicato in Caffè News Magazine (http://caffenews.wordpress.com/)


Napoli.

marzo 4, 2009

Amo la mia città, amo i suoi vicoli, i suoi odori, le sue tradizioni e a volte anche i suoi difetti. Amo Napoli come si può amare una vecchia nonna con la quale c’è un’intesa assoluta, pur nel silenzio più assoluto, pur con semplici occhiate, pur senza dover spiegare nulla. Si ama e basta.

Ma da un po’ di tempo non la riconosco più. Mi sento defraudato da certi tipi che me l’hanno presa e violentata. Mi sento defraudato dalla stampa che fa male il suo lavoro, schiaffeggiando non solo Napoli, ma prima di tutto l’informazione, così come mi sento defraudato da un premier che viene “a soddisfare le proprie voglie” per poi scappare dinanzi all’evidenza di una città che ha bisogno di ben altro che proclami. Una città che avrebbe bisogno di aprire un po’ le finestre rimaste troppo a lungo chiuse su aspetti troppo sconci per venire alla luce, troppo sconci per essere presentati alla pubblica piazza. Ed invece proprio di questo ci sarebbe bisogno, ci sarebbe bisogno di far scendere un po’ il sole, adesso troppo in alto per riuscire a riscaldare una nonna così stanca e vecchia…napoliportino2

Nicola.

1:08 pm