Quesiti primaverili

maggio 29, 2009

La_farfalla_di_TikalPochi giorni fa, mi è capitato di aver bloccato l’auto prima delle strisce pedonali per far transitare una persona. Andando poi via, ho notato che quella stessa persona si è fermata sull’altro lato del marciapiede, scrutando e cercando di capire se quell’uomo in automobile che lo aveva sorprendentemente fatto passare fosse un suo conoscente, parente o chissà cos’altro. Credo fosse rimasto deluso nello scoprire che era semplicemente e magnificamente uno sconosciuto.

Questo episodio, pur non immettendolo in un discorso generale, mi ha fatto sorgere delle domande. Ultimamente, infatti, forse per il tempo, più che dare risposte sento una forte esigenza di fermarmi e riflettere, magari ponendomi delle domande. Di risposte ne sono pieno: in televisione e nei giornali tutti hanno la risposta “giusta”. Mi piace essere quello che più della risposta ha la domanda…

In fondo, sono convinto del fatto che l’uomo nel momento in cui smette di porsi delle domande, abdica ad una sua funzione essenziale. Oggi tutti hanno le risposte. E sono sempre le stesse, tutte uguali tra loro. Ad esempio, in questo periodo di elezioni, la maggior parte degli uomini crede di sapere esattamente da che parte sta e per quale motivo. Destra, sinistra o centro. E ne è convinta.

Ecco, dunque, una serie di domande in questo periodo pre… pre-elettorale e pre-estivo.

Perchè la squadra di calcio, campione d’Italia, è definita tale se tra i suoi giocatori ci sono solo 7 italiani su 27 persone?

Perchè l’Italia ha deciso di cacciare dalla propria terra persone non nate in territorio italiano bisognose d’aiuto, quando la sua Costituzione all’art. 10 recita: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge”? Forse perchè la Costituzione non ha poi così grande valore?

Perchè l’Italia decide di mantenere sul proprio territorio camorristi, mafiosi e delinquenti?

Perchè la casa editrice Einaudi non ha voluto pubblicare l’ultima opera di Josè Saramago, solo perchè «fra molte altre cose si dice che Berlusconi è un ‘delinquente’» e «contiene giudizi a dir poco trancianti su Silvio Berlusconi, che di Einaudi è il proprietario»? Ops scusate, a questa domanda ho già dato la risposta.

Perchè in Italia è possibile che il suo premier sia un delinquente? Ma soprattutto, perchè Berlusconi è un delinquente?

Perchè gli uomini di una certa età e i giovani con una certa mentalità guardano il culo delle ragazze, con evidente aumento della salivazione?

Perchè l’uomo pensa che il paradiso sia altrove e non in terra e pensa che ogni giorno sia un altro di condanna a morte?

Perchè gli uomini di buona volontà stanno sempre più abbassando lo sguardo, omologandosi agli altri e senza il coraggio di camminare con la schiena dritta?

Perchè, dal momento che il potere esiste nel momento in cui gli viene dato spazio e lo si riconosce in quanto tale, l’uomo sceglie di essere schiavo e non libero?

Perchè “adulti difficili” scelgono di fare figli, rischiando di rendere quegli stessi figli come loro? Perchè l’Amore per molti è qualcosa di relativo e astratto?

Perchè il papa è sempre un anziano e i preti si vestono in quello strano modo?

Per quale motivo, quel gran pezzo d’uomo del presidente francese ha espresso la volontà di mettere fine alla “dittatura dei buoni sentimenti”, a proposito della delinquenza giovanile dilagante? Non sa che tutto ciò che è buono non può essere dittatoriale? Del resto, anche io che sono solo poco più alto di lui, sono arrivato a questa semplice ovvietà…

Perchè la volgarità e la stupidità non stanno mai zitte?

Perchè un semplice uomo di mezz’età che ha voluto semplicemente attraversare la strada sulle strisce pedonali mi ha fatto sorgere queste strane domande?

Nicola.

12:48 pm

Annunci

Noi.

maggio 16, 2009

fogliePasserà tutto, non rimarrà nulla del tempo trascorso ad uccidere il tempo. Svaniranno le serate artificiali, i comportamenti artificiali, l’umanità artificiale.

Quando vedremo un nostro simile morire e, artificialmente stupiti, scatteremo le nostre foto e racconteremo le nostre bugie, non avremo fatto altro che aggiungere altri istanti alla nostra morte. Quando un altro nostro simile si aggiungerà alla massa degli schiavi del consumo e dell’apparenza, a fallire sarà qualcuno e a morire tutti. Quando non cercheremo di essere noi stessi, non nascondendo la maschera e non lasciando al sole di scaldare le nostre facce, allora saremo già morti, assassini della nostra stessa natura. Quando, con le nostre finte risate e i nostri finti sorrisi, scaglieremo le nostre pietre, tutto sarà già passato.

Quando tutto questo avverrà, non avremo più il tempo di accorgerci che il mondo sta sciogliendosi. Quando tutto questo avverrà, auguriamoci di non essere stati i protagonisti di questo niente.

Nicola.

10:25 am

Sliding doors.

maggio 11, 2009

Ci sono luci tutte italiane, fulminee e passeggere nella storia del nostro paese, che compaiono e scompaiono per poi ancora ricomparire. Sono le vite e le vicende di alcuni personaggi che necessariamente, forse contro la loro stessa volontà, diventano famosi. Succede quando sei la moglie di un premier, succede quando sei la moglie di un ex-anarchico, e quando sei la moglie di ex-commissario di polizia. Gli eventi ti costringono a farne parte. E’ successo nell’arco di pochi giorni a tre persone in particolare, ma sono convinto che ogni giorno accade per tanti, in un incrocio di vite, situazioni, incontrollabili e infinite. In fondo, è il lato ironico e scherzoso dell’esistenza.

L'incontro della vedova Gemma Calabresi con la vedova Licia Pinelli al Quirinale, in occasione della celebrazione del Giorno della Memoria (Ansa)

L'incontro della vedova Gemma Calabresi con la vedova Licia Pinelli al Quirinale, in occasione della celebrazione del Giorno della Memoria (Ansa)

Pinelli e Calabresi, due nomi uniti dal sangue scorso in una delle stagioni più brutte della storia recente italiana. Eppure, pochi giorni fa, le loro mogli si sono abbracciate, vicinissime, e non solo nello spazio. Potere delle donne, del tempo che scioglie la durezza degli uomini, o cos’altro? In questi momenti, vorrei alzarmi da terra di qualche metro per poter assistere ed entrare nella vita vera di persone lontane, ripercorrere i momenti, e così risalire velocemente, come in una pellicola che si fa andare indietro, a tutti gli anni che ci dividono da quella orrenda stagione. Cosa pensavano davvero, Gemma Calabresi e Licia Pinelli, cosa pensavano l’una dell’altra quarant’anni fa?

Ho visto i loro sorrisi l’altro giorno, seppur colpiti dagli anni e dai flash del momento, ma ci ho trovato sincera commozione. L’ho vista nei loro occhi, nei loro sguardi e ho pensato che forse è sempre stato così, che non c’era bisogno delle strette di mano, che tra quelle due donne in fondo nulla è cambiato. Sapevano già tutto prima, avevano già capito tutto dentro di sè quarant’anni fa, e quelle mani intrecciate e ferme una mattina di qualche giorno fa sono venute solo a confermarcelo.

Nicola.

11:39 am

Niente.

aprile 29, 2009

sp_a0193

da Internazionale n. 792; di Joe Heller, Green Bay Press-Gazette, Stati Uniti

Nicola.

9:20 am

Gran Torino.

aprile 19, 2009

47162Un uomo profondamente buono e profondamente arrabbiato, con sè stesso innanzittutto. Innamorato della sua Ford Torino, immobile e presente in tutta la pellicola, e della sua vita riservata nel Midwest americano. Dopo la morte della moglie, un po’ per caso ma non troppo, comincia ad intessere rapporti umani sempre più vivi ed autentici con i nuovi vicini di casa cinesi.

In realtà, Walt Kowalski è un uomo distrutto moralmente dalla guerra di Korea, un uomo che non sa e non riesce a perdonarsi l’aver ucciso e aver preso “una medaglia al valore per aver ucciso un poveraccio che voleva solo arrendersi e vivere”. E’ questo che guida il suo cuore di vecchio verso quegli stessi “musi gialli” suoi vicini di casa che prima cerca di allontanare col suo poco credibile ma spietato cinismo e poi avvicina, quasi a voler riparare, quasi a implorare di poter lavare, tramite loro, una macchia oscura e indelebile sulla sua coscienza. Il fardello che si porta dietro, lineare e limpido, si scioglierà nella lucidissima accettazione di sè, ma soprattutto nella sua morte, che non si rivelerà essere nient’altro che l’esaltazione della sua bontà.

Supremi Clint Eastwood e la colonna sonora, in particolare la canzone “Gran Torino” scritta e interpretata da Jamie Cullum. Il cinema americano ancora una volta lascia a noi, ma all’America in particolare, una lezione di vita sui danni morali impressi dalle guerre.

Nicola

6:54 pm

vorticeApparentemente questa storia non ha alcun senso. O forse si: nella sua assurdità e nella sua profonda ingiustizia.

Giustino è uno dei tanti universitari uccisi dal terremoto abruzzese. Io l’ho conosciuto solo dopo la sua morte. Il suo viso curioso, con quel mezzo sorriso, è ancora la foto del suo profilo su Facebook e tale rimarrà chissà per quanto tempo ancora. Forse per sempre. Uno dei social networks più famosi del mondo è in fin dei conti il diario della vita di ognuno, nelle sue cose più banali e quindi pù vive, autentiche. Il profilo di Giustino, come quello di molti altri, è pubblico e quindi ogni persona può accedervi. Ed io ci sono arrivato semplicemente avendo un contatto in comune.

Qualche giorno fa, ho cominciato a scorrere la sua pagina e mi sono perso leggendo i messaggi dei suoi amici. Mi è parso, in questo modo, di conoscere un po’ di più di lui e del suo mondo, ma soprattutto della sua vita che ora non c’è più… Navigando nel fiume di parole intense e affettuose dei suoi cari, ad un certo punto sono giunto dove fin dall’inizio volevo: il suo ultimo messaggio, le sue ultime parole nel web.

C’è una domanda che tutti gli utenti si ritrovano ad ogni accesso in FB. E’ “A cosa stai pensando?”. C’è chi risponde e chi semplicemente l’ignora. Giustino rispondeva spesso e volentieri a questa domanda indiscreta, spesso descrivendo, in maniera semplice e brutale, il suo stato d’animo. Così quella sera prima del vuoto e del buio. Erano le 23:54 del 5 aprile quando Giustino scrive: “si fa un sacco di birre x nn sentire il terremoto”. Questa è stata la sua ultima frase ed è ancora lì, nella sua freddezza.

Davanti a ciò, la prima reazione è stato il silenzio, poi ha cominciato a salire la rabbia. Quelle parole hanno continuato a  rimbombare nella mia mente, crescendo d’intensità e hanno preso una forma diversa e hanno gridato e hanno detto che qui c’è il terremoto e voi, con la vostra superficialità e la vostra inettitudine non fate nulla. Che è da gennaio che noi avvertiamo scosse e ancora scosse e voi ancora nulla. Portate me, ventiquattrenne, a bere birra per non sentire la vostra inefficienza, il vostro disinteresse, il vostro nulla, la vostra ridicolaggine del dopo terremoto. Perchè vi ho visti nei vostri stupidi cappelli da pompieri girare e confortare “la popolazione”, la gente, promettere e mantenere una dentiera, salire in elicottero per farsi fotografare, fare confusione quando ormai è tutto finito. Io vi vedo e vi sento, ma non capisco cosa dite.

Ciao Giustino. Riposa in pace.

Nicola

10:55 am

Ci sono tre immagini di questi giorni che resteranno nella mia mente. Della cronaca dei fatti, ognuno in fondo riporta qualcosa di personale e alla fine resta solo questo: è un po’ come quando lanci un sasso in mare. Nel momento in cui lo fai, senti il suono e le onde attorno che si muovono, tutto il resto non esiste più.albero-su-cielo-blu

Sono immagini ferme, sono scatti. Solo scatti potenti. Sono immagini che ho visto solo una volta e che, pur cercandole, non sono riuscito più a ritrovare.

La prima è quella di una bambola, grigia e sporca saltata chissà dove fuori le macerie. E’ ferma, immobile, a testa in giù. Ha braccia e bocca spalancate. Sembra spaventata. Non sa o forse sì che non abbraccerà più nessuno e di nessuna creatura sarà più la figlia immaginaria.

C’è poi un libro, anche lui sporco e grigio. Ricordo che si trattava de “Il processo” di Franz Kafka. Lui forse sarà l’unico ad essere recuperato e forse ripreso tra le mani. Ho pensato che per come sono fatti e per la loro natura i libri sono veramente immortali.

La terza ed ultima non è una vera e propria immagine, ma la vedo come immobile. Non è nè grigia nè sporca, è invece bianca e candida. Questa resterà più di tutte. Resterà come il sasso caduto in mare, pesante nella sua ineluttabilità. E’ l’elenco dei nomi delle vittime, di cui paradossalmente i media non parlano. Mi sono fermato a leggere le date di nascite e gli anni dei morti. Quanti bambini. Quante anime innocenti. Non sono riuscito ad andare oltre il decimo rigo.

Questo resterà in me e oggi fuori c’è il sole, il cielo è blu.

Buona Pasqua ai vivi e ai morti.

Nicola.

12:31 pm

9788874471287gEsistono Libri e libri, libri importanti e libri meno importanti. Ho sempre pensato che i libri finiscono con l’ultima pagina e non possiamo pretendere che questi vivano al posto nostro, non è il libro che prende vita ma siamo noi che attraverso le parole fatte vive possiamo sperare, se lo vogliamo, di vivere meglio. Il libro è sempre un incontro che può anche rivoluzionare la nostra vita: quello che vi presento oggi può essere proprio uno di questi. Non nascondo che questo libro, affrontando argomenti che personalmente giudico di vitale importanza e che mi stanno particolarmente a cuore, mi è entrato nelle viscere, e quando questo accade, non puoi che essere di parte. Dunque, io in questa recensione sarò di parte: questo libro va letto e riletto, discusso e consumato, fatto vivo oltre la pagina.

Non è un romanzo, è il racconto di una esperienza. Una grande e immensa esperienza di Libertà. I temi affrontati sono quelli della pedagogia e dell’educazione del bambino, ma detto così non rende bene l’idea.

I ragazzi felici di Summerhill parla di Libertà del bambino che sarà adulto e della schiavitù dell’adulto che è stato un bambino non educato alla Libertà. “Non esistono bambini difficili, ma solo adulti difficili e, purtroppo, un’umanità difficile” afferma Neill.

Che persona straordinaria! E’ un libro che ogni buon genitore dovrebbe leggere, ma anche ogni uomo. Naturalmente, questo rivoluzionario modo di educare e vivere è stato oggetto di parecchie critiche e di deleteri tentativi di emulazione. Il motto di questa scuola sulla collina d’estate (Summerhill), nata in Inghilterra nel 1924, era “Libertà non è licenza”. Puoi immaginare cosa ciò significhi e quanto complicato possa essere mettere in pratica tale motto, nella vita quotidiana, concreta e polverosa di tutti i giorni. Quello che maggiormente impressiona, pagina dopo pagina, è accorgersi, soprattutto se non l’hai vissuto in prima persona, di quanto un essere umano possa far male ad un altro ed è un dolore tutt’altro che fisico; è esso morale, riguarda il cuore e la mente del fanciullo che si trova a spegnersi ogni giorno un po’ a causa di genitori che forse credono di amare, ma che dell’amore non sanno nulla, loro stessi già vittime dello stesso odio, che non è altro che inconsapevolezza nei confronti di sè stessi. La speranza è che questa ineluttabile catena si interrompa e quel fanciullo torni a volare: questo, ci insegna Neill, è possibile…
Leggilo!

Nicola.

6:42 pm

Pubblicato su Caffè News Magazine.

Scrivere un blog e scrivere in generale non significa necessariamente farlo in maniera prestabilita e quotidiana. La scrittura, almeno per quanto mi riguarda, viene a farmi visita quando le pare, dove le pare e soprattutto quanto le pare. Ne sono completamente schiavo e so che non può essere diversamente. E’ questo che la differenzia maggiormente dal giornalismo. Il giornalista ha scadenze, egli deve scrivere, ha un ruolo attivo per così dire… Lo scrittore invece è completamente passivo e schiavo della scrittura.

Lo scrittore è un corpo prestato a qualcos’altro di cui sa poco e che conosce ancora meno. Qualcosa spesso che si presenta senza identità, ma che arriva per pretendere tutto. Qualcosa che ti illude di essere tua amica e che d’un tratto sul più bello sparisce, lasciandoti solo e stanchissimo. Naturalmente, potresti imparare la lezione e non ricascarci la prossima volta, perchè con lei sai che ci sarà sempre una prossima volta. Ma è sempre così: ci ricaschi e nulla può allontanarti da lei e ogni volta è sempre come la prima. La ragione di tutto questo è completamente sconosciuta all’uomo.

Dunque, scusate se sto zitto spesso e se non trovate questo spazio aggiornato per diverso tempo, ma ora sapete che la colpa non è mia. E poi il silenzio non sempre mi dispiace, anzi. Ecco, ora finisce che la ringrazio anche per le sue assenze…

***

pensiero1Ho ritrovato in questi giorni a Perugia, dove sono stato per il Festival Internazionale del Giornalismo ma non solo qui, alcune sensazioni che non incontravo da tempo e mi sono accorto quanto sia semplice perdersi. Perdersi davvero intendo. Ho visto chiaramente la strada e ho avuto la netta sensazione di quanto sia poco lineare, piena di curve e curvoni, fossi, dossi e enormi burroni. Sarà che ho avuto modo di conoscere nuova gente o forse solo più me stesso. Viaggiare, conoscere nuovi posti, è anche questo. Un viaggio mi mette sempre davanti ad un bivio: il pensiero di Blaise Pascal secondo il quale “Tutti i guai dell’uomo derivano dal fatto che non sa stare un giorno intero dentro la sua stanza” e il contrario e quindi viaggiare per trovarsi. Propendo sempre per la seconda ipotesi. Viaggiare è uno dei modi per conoscere sè stessi. Lasciarsi alle spalle la paura del non-conosciuto, spogliarsi di vestiti pesanti e troppo ingombranti per essere messi in valigia, partire guardando a tutto ciò che si pone dinanzi a sè, senza voltarsi inutilmente. Alla fine del viaggio, si scopre che ogni presunta personale certezza sul mondo e sugli uomini lascia il tempo che trova, ma soprattutto lascia lo spazio a nuove certezze e a nuovi dubbi, a nuove conoscenze e a nuove luci… La fine del viaggio è scoprire che ci sono uomini che hanno perso la strada, finendo fuori il tempo e lo spazio, uomini il cui modo di vivere è molto distante dal tuo perchè feriti forse o perchè offesi, o semplicemente perchè inconsapevoli…

Al Festival, ho conosciuto uomini arrabbiati, ho visto uomini correre e affannarsi per superare altri uomini, ho visto il giornalismo celebrare sè stesso, ma soprattutto ho visto tanto rumore per nulla. Era pieno pomeriggio quando ho ascoltato, in un teatro gremito, uomini parlare di giornalismo e altri uomini applaudirli, adoranti e ridenti davanti alle battute che ascoltavano. Mi sono girato attorno e mi sono reso conto quanto rumoroso sia un applauso rispetto al pensiero. E’ allora che ho visto altre persone zitte e pensierose: lì ho avuto la certezza che gli applausi sarebbero rimasti nella sala e non avrebbero superato quelle antiche pareti, mentre il pensiero, i pensieri degli altri, quelli rimasti zitti, si sarebbero erti sopra le teste, andando fuori e volando via. Lì ho visto chiaramente che il pensiero silente è più potente di milioni di applausi…

Nicola.

4:32 pm

Mi sono sempre chiesto da quanto tempo esistono i giornali e il giornalismo. La risposta ho creduto di trovarla nell’indagare sui sistemi di comunicazione che hanno contraddistinto gli esseri umani nei secoli e sono giunto alla conclusione che il giornalismo in fin dei conti è risultato essere una necessità da sempre esistita per l’essere umano. Come tutte le cose che durano, del resto. Poi, però, da qualche mese sento e leggo che i giornali scompariranno, che il New York Times ha un debito enorme e pochissimi inserzionisti e questo lo costringerà a chiudere. Da qualche mese, sento e leggo della fine del giornalismo, e questo mi costringe a rivedere le mie conclusioni, le mie risposte e poi, in fin dei conti, alla fine della mia passione proprio non ci voglio credere…2008-06-28-journalism1
Mai come oggi, dicono alcuni, i giornali hanno così tanti lettori, perché tutto scorre sulla rete e tutto è gratuito. Di conseguenza, i giornali non si vendono più, ma in compenso ci sono tantissime notizie e il giornalismo è florido. Si tratta insomma di un radicale cambiamento, ma nulla più di questo. Eppure, tutto ciò non mi convince.

Pur deciso a non credere a quella che mi sembra una risposta superficiale e non riuscendo a trovarne altre di risposte, decido di capire meglio sperando che quest’aria primaverile venga a portare un po’ di luce sui miei dubbi. Camminando con la mente, decido di cominciare dall’inizio, dalle origini e mi passano davanti le vite dei più importanti giornalisti del ‘900, di quelli assassinati dalle mafie, di quelli che hanno creduto nelle storie che raccontavano, e mi dico che la fine di tutto questo non sarà possibile, non sarà mai possibile fin quando ci saranno uomini che vorranno capire il mondo che li circonda, fin quando ci saranno uomini  disposti a interrogarsi sul proprio presente e su quello dei loro figli, fin quando ci saranno esseri umani coraggiosi nel guardare aldilà del proprio naso.
Penso, quindi, pur consapevole che il mondo dei media sia al centro di un radicale cambiamento, che il giornalismo sia vittima di un virus, un virus potente e micidiale, il virus della superficialità.  Superficialità è allontanarsi dalla comprensione e dall’approfondimento. Superficialità è andare contro la natura umana, che richiede di conoscere la propria identità e quella del mondo circostante. Il mestiere del giornalista interviene proprio in questo ed è per questo motivo che richiede una concentrazione e uno sforzo al di fuori del comune da parte di chi ne fa parte, si tratta di raccontare la verità dei fatti e le loro motivazioni, la verità della gente che si incontra, si tratta di prendere in considerazione l’essenziale e portarlo alla luce, si tratta di far conoscere al lettore quello che quest’ultimo probabilmente non riuscirà mai ad approfondire da solo. Il giornalismo non ammette superficialità. Ecco perché credo che il giornalismo sia una necessità della comunità umana e della democrazia, ecco perché in fondo credo che una società che rifiuti di informarsi sia una società egoista, malata, profondamente ingiusta. Si parla di mancanza di tempo nella lettura delle notizie e degli approfondimenti, ma cos’è la mancanza di tempo se non la concentrazione di tutto il proprio tempo solo per sé stessi?! Anche questa è superficialità. Così come è superficiale credere che il giornalismo non serva più a nulla, o pensare che il giornalismo è per sua natura superficiale perché si occupa di cose che passano e di cui ci si dimentica nel giro di poco tempo. Ebbene, io credo con fermezza che il buon giornalismo sia proprio il contrario di ciò. Si fa presto a dire “giornalista”, ma se solo penso all’Italia, mi viene in mente una situazione alquanto ridicola: siamo uno dei pochi paesi europei ad aver “regolarizzato” la professione, ma di professionisti ce ne sono pochi ed il gruppo è chiuso in sé stesso, ma soprattutto siamo al 35° posto nel Rapporto 2007 sulla libertà di stampa di Reporters sans frontières. Questo vorrà pur dire qualcosa… In Soltanto un giornalista, Indro Montanelli racconta di aver ricevuto da Emilio Cecchi il più importante consiglio della sua vita: “Ricordati che i giornalisti sono come le donne di strada: finché vi rimangono vanno benissimo e possono anche diventare qualcuno. Il guaio è quando si mettono in testa di entrare in salotto…”. L’Italia oggi è piena di salotti affollati da giornalisti. È dunque uno 422px-ryszard_kapuscinskisforzo comune: dei giornalisti a fare il bene il loro mestiere e dei lettori e degli uomini tutti ad essere meno superficiali riguardo il mondo che li circonda.
Ryszard Kapuscinski, il più importante reporter del XX secolo, ha scritto: “…Chi invece descrive l’attualità, si trova a parlare di un manicomio, con i pazienti in rivolta, un incendio in atto, la cantina allagata e una situazione che cambia ogni cinque minuti. Parlare dell’attualità è molto difficile… Naturalmente si può sempre negare il problema, dire che, da che mondo è mondo, certe cose sono sempre accadute…; oppure si può ignorare l’argomento e occuparsi di aspetti più marginali della realtà”.

Ho scritto, dunque, quelli che sono i miei pensieri attuali sul mondo del giornalismo e conservo la speranza che fin quando ci saranno uomini disposti a seguire quei valori comuni di democrazia e giustizia, fin quando ci saranno uomini disposti a comprendere e capire, della bussola di carta, o di quello che questa diventerà domani, non ne potremo fare mai a meno…

Nicola.

1:44 pm

Pubblicato in Caffè News Magazine.