Soldati italiani.

settembre 19, 2009

1014388_07feb2a8a4_mSe c’è un vantaggio degli uccelli rispetto agli umani è che i primi riescono a vedere tutta la realtà con una visuale diversa. Chissà se un giorno riuscirò a volare… Forse dovrei imparare a farlo dai bambini che però non hanno le ali… Ecco, sì, la speranza nasce: ancora una volta e come sempre, ritornare bambini.

17 settembre 2009: sei uomini lontani dai quarant’anni muoiono ammazzati. Chi erano? Ragazzi e padri, prima di essere soldati italiani… Disoccupati e senza prospettive di un lavoro migliore, prima di essere soldati italiani… Uomini e anime, prima di essere soldati italiani… Cittadini del Sud dell’Italia, prima di essere soldati italiani…

E poi, certo,  soldati italiani, con tanto di armi supertecnologiche, dormienti alla ninna nanna raccontata dai loro superiori in grado e convinti, o forse semplicemente assuefatti all’idea di svolgere una missione di pace, non più in grado di ascoltare la voce dei padri, quella voce antica ed ormai lontana che da piccoli ci insegnava che  la pace non si fa con le armi e che, per i maschietti, giocare con i soldatini significava giocare a fare la guerra.

Cordoglio e rispetto a voi, “consumatori finali” dell’idiozia di altri, innocenti vite al servizio del potere becero e assassino. Cordoglio e rispetto per questi lavoratori di un mestiere sbagliato, ma soprattutto silenzio e aria in quelle vecchie bocche impastate di ipocrisia.

Nicola.

3:24 pm

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Siamo tutti omosessuali.

settembre 6, 2009

untitled2Quando John F. Kennedy nel lontanissimo 1961 gridò dinanzi ad un’immensa folla, accalcata a ridosso del muro di Berlino che rappresentava la cortina di ferro, “Siamo tutti berlinesi”, mostrava da americano qual’era, la vicinanza spirituale e politica a tutte quelle persone offese dalla divisione e dall’incomprensione e a quell’Europa stanca e depressa, trafitta e martoriata da politiche annientatrici e di morte. Con tale grido, la posizione politica del presidente americano divenne chiarissima e allo stesso modo spiazzante per tanti altri capi di stato. Fu un gesto di alta politica, poiché riuscì a cogliere le esigenze più profonde e le pulsioni più forti che covavano nell’animo di tanti europei. Pur consapevole di scontentare molti, decise di percorrere la strada che aveva intrapreso candidandosi alla presidenza degli Stati Uniti d’America. Eppure, sul significato autentico di quelle tre parole, ci sarebbe tanto da ragionare. Sono, a mio avviso, davvero devastanti, perché comprendono tante altre frasi, tante altre parole, ma un unico significato.

Io ti sono vicino, pur vivendo a miglia di distanza; colgo le tue preoccupazioni, le tue ansie nel vivere dove vivi, anche se non conosco bene il tuo mondo, anche se non ho mai toccato nemmeno una pietra di quel maledetto muro grigio e colorato dagli uomini; con tutte le mie forze, ti prometto che proverò a proteggerti, perché sento e avverto la tua paura; so che molti non vorrebbero vederti nemmeno vivere, è per questo che del resto hanno innalzato questi muri , è per questo che utilizzano le loro idee sbagliate a sostegno di tesi sbagliate, è per questo che decidono di far dominare le proprie azioni dall’ipocrisia e dalla cecità. Un grido forte, insomma, un grido che ha fatto la Storia e che ha fatto magnificamente coincidere la politica col senso più profondo della sua stessa esistenza, della sua ragion d’essere. Fu quel giorno uno dei più significativi e caratterizzanti il Politico John F. Kennedy.

E la storia, e con la storia le vicende degli uomini nel loro divenire, non manca di offrire a quegli stessi uomini spunti per migliorarsi e far valere il loro essere, le loro posizioni politiche, lo stare al di qua o al di là del guado. O più spesso, non stare da nessuna parte, essere semplicemente e drammaticamente ignavi. In fin dei conti, come sempre, scegliere cosa essere.

Cosa essere, oggi, in questa fine estate 2009, col sole ancora caldo ma che tramonta sempre prima, avvertendoci dell’arrivo dell’autunno, cosa essere, dunque, cosa fare dinanzi a storie di violenza e di amore di persone omosessuali, cosa essere, cittadini o altro, in un paese come l’Italia, democratica e civile, membro del gruppo dei Grandi del mondo e all’avanguardia in tanti campi della cultura e della scienza, cosa essere dinanzi all’incomprensione e al sangue di persone che si amano, cosa fare e cosa dire a questi uomini e a queste donne, soli nelle loro tristi storie di violenza e di amore, picchiati e derisi per motivi incomprensibili ad una mente razionale. O forse troppo comprensibili e per questo maledettamente e drammaticamente assurdi. “Viva l’amore” verrebbe da gridare, quando ti dicono “ci sono i bambini, andate via!”, poi pensi che vorresti restare lì a prendere le botte per dimostrare a quei bambini, grandi un giorno, che l’amore vive sempre e che quello che ti stanno insegnando sono frottole, perché un padre non può insegnare al proprio bambino l’amore, prendendo a calci un altro uomo, un uomo, per giunta, innocente e senza colpa. “Perché?” verrebbe ancora da urlare al religioso e al politico che vogliono annientarti, con discorsi ipocriti e profondamente moralisti, dietro le cui belle parole si nascondono montagne di voti e masse di uomini da domare e abbindolare. E ancora domande nei confronti di quella “Gay Street” che sa tanto di ghetto e puzza di chiuso.

E’ il mondo, pensi, ma il mondo è fatto di uomini e di esistenze, di cuori accesi e un po’ più spenti, e allora, da che parte stare, in che modo girarsi per stare nel posto giusto, in quale specchio riflettersi per ritrovarmi potendo alzare lo sguardo verso la mia stessa immagine, senza abbassarlo provando vergogna, timore e rabbia verso me stesso, per non aver fatto nulla, per non aver gridato con la bocca spalancata, in quella fine d’estate 2009, io eterosessuale perché così è,: “Siamo tutti omosessuali!”.

Nicola.

4:08 pm

Un uomo si affaccia dal pontile, ha le braccia tese e le spalle strette. E’ arrivato fin lì per fotografare istanti di morte. Sotto di lui, vagoni bruciati e case distrutte, l’ombra del fumo nero e la cenere di quel che resta. Sotto il cielo blu, Viareggio.

VitaMorteUna donna dai ricci rossi e dall’aria professionale, accende il suo pc e trova in Facebook il link ad un video. La curiosità vince su di lei, anche se un avvertimento le suggerisce di non guardarlo. Un pensiero le attraversa il cervello – questi avvertimenti sono come quelli sui pacchetti delle sigarette: ipocriti e politicamente corretti -. Guarda il video, per un attimo si ferma come senz’aria, una bolla di vuoto le galleggia in testa. E’ Neda, la giovane ragazza iraniana che muore, una morte violenta che si manifesta e diviene tragica, un uomo con la telecamera in mano riprende tutto e nei giorni seguenti diviene il video più visto e esaminato di internet. Il rosso del sangue inonda lo schermo, sangue ovunque ed improvviso, poco prima non c’era, tutto era bianco ed azzurro, attimi di paura che si dipingono di rosso, le vene della donna dai ricci rossi sembrano uscire fuori e così sarà per tutto il giorno. -Maledetto video- pensa. La sua professionalità non c’è più, sparita. Sarà così per tutto il giorno e forse oltre. Sotto quel manto di rosso, il mondo.

L’agire della morte che viene e scappa via, si fa sentire con la sua tragicità. Si prende gioco degli uomini e gli uomini impauriti ci cascano, creano le sembianze alla morte, divenendo essi stessi creatori di morte. Come nuvole perse nel cielo infinito, in assenza del sole, tuoni e temporali, fulmini e saette, la paura del buio e della fine. Il sole torna, è ancora lì, è sempre stato lì, ma le nuvole hanno la memoria corta. La paura, invece, no.

L’uomo di Viareggio ha finito, si avvia verso casa sulla sua bicicletta nera; ha accanto dei bambini che gli chiedono di guardare quelle foto, chiedono di capire cosa c’è da fotografare del vuoto. I bambini ignorano la morte e la uccidono, ma l’uomo non sa rispondere. Pensa alle sue foto da mostrare, il vuoto lo avvolge e lo paralizza.

La donna dai ricci rossi è ancora lì, immobile e ferma, sotto il tetto della sua casa. La morte ha vinto ancora una volta.

Nicola.

11:41 am

Quesiti primaverili

maggio 29, 2009

La_farfalla_di_TikalPochi giorni fa, mi è capitato di aver bloccato l’auto prima delle strisce pedonali per far transitare una persona. Andando poi via, ho notato che quella stessa persona si è fermata sull’altro lato del marciapiede, scrutando e cercando di capire se quell’uomo in automobile che lo aveva sorprendentemente fatto passare fosse un suo conoscente, parente o chissà cos’altro. Credo fosse rimasto deluso nello scoprire che era semplicemente e magnificamente uno sconosciuto.

Questo episodio, pur non immettendolo in un discorso generale, mi ha fatto sorgere delle domande. Ultimamente, infatti, forse per il tempo, più che dare risposte sento una forte esigenza di fermarmi e riflettere, magari ponendomi delle domande. Di risposte ne sono pieno: in televisione e nei giornali tutti hanno la risposta “giusta”. Mi piace essere quello che più della risposta ha la domanda…

In fondo, sono convinto del fatto che l’uomo nel momento in cui smette di porsi delle domande, abdica ad una sua funzione essenziale. Oggi tutti hanno le risposte. E sono sempre le stesse, tutte uguali tra loro. Ad esempio, in questo periodo di elezioni, la maggior parte degli uomini crede di sapere esattamente da che parte sta e per quale motivo. Destra, sinistra o centro. E ne è convinta.

Ecco, dunque, una serie di domande in questo periodo pre… pre-elettorale e pre-estivo.

Perchè la squadra di calcio, campione d’Italia, è definita tale se tra i suoi giocatori ci sono solo 7 italiani su 27 persone?

Perchè l’Italia ha deciso di cacciare dalla propria terra persone non nate in territorio italiano bisognose d’aiuto, quando la sua Costituzione all’art. 10 recita: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge”? Forse perchè la Costituzione non ha poi così grande valore?

Perchè l’Italia decide di mantenere sul proprio territorio camorristi, mafiosi e delinquenti?

Perchè la casa editrice Einaudi non ha voluto pubblicare l’ultima opera di Josè Saramago, solo perchè «fra molte altre cose si dice che Berlusconi è un ‘delinquente’» e «contiene giudizi a dir poco trancianti su Silvio Berlusconi, che di Einaudi è il proprietario»? Ops scusate, a questa domanda ho già dato la risposta.

Perchè in Italia è possibile che il suo premier sia un delinquente? Ma soprattutto, perchè Berlusconi è un delinquente?

Perchè gli uomini di una certa età e i giovani con una certa mentalità guardano il culo delle ragazze, con evidente aumento della salivazione?

Perchè l’uomo pensa che il paradiso sia altrove e non in terra e pensa che ogni giorno sia un altro di condanna a morte?

Perchè gli uomini di buona volontà stanno sempre più abbassando lo sguardo, omologandosi agli altri e senza il coraggio di camminare con la schiena dritta?

Perchè, dal momento che il potere esiste nel momento in cui gli viene dato spazio e lo si riconosce in quanto tale, l’uomo sceglie di essere schiavo e non libero?

Perchè “adulti difficili” scelgono di fare figli, rischiando di rendere quegli stessi figli come loro? Perchè l’Amore per molti è qualcosa di relativo e astratto?

Perchè il papa è sempre un anziano e i preti si vestono in quello strano modo?

Per quale motivo, quel gran pezzo d’uomo del presidente francese ha espresso la volontà di mettere fine alla “dittatura dei buoni sentimenti”, a proposito della delinquenza giovanile dilagante? Non sa che tutto ciò che è buono non può essere dittatoriale? Del resto, anche io che sono solo poco più alto di lui, sono arrivato a questa semplice ovvietà…

Perchè la volgarità e la stupidità non stanno mai zitte?

Perchè un semplice uomo di mezz’età che ha voluto semplicemente attraversare la strada sulle strisce pedonali mi ha fatto sorgere queste strane domande?

Nicola.

12:48 pm

Noi.

maggio 16, 2009

fogliePasserà tutto, non rimarrà nulla del tempo trascorso ad uccidere il tempo. Svaniranno le serate artificiali, i comportamenti artificiali, l’umanità artificiale.

Quando vedremo un nostro simile morire e, artificialmente stupiti, scatteremo le nostre foto e racconteremo le nostre bugie, non avremo fatto altro che aggiungere altri istanti alla nostra morte. Quando un altro nostro simile si aggiungerà alla massa degli schiavi del consumo e dell’apparenza, a fallire sarà qualcuno e a morire tutti. Quando non cercheremo di essere noi stessi, non nascondendo la maschera e non lasciando al sole di scaldare le nostre facce, allora saremo già morti, assassini della nostra stessa natura. Quando, con le nostre finte risate e i nostri finti sorrisi, scaglieremo le nostre pietre, tutto sarà già passato.

Quando tutto questo avverrà, non avremo più il tempo di accorgerci che il mondo sta sciogliendosi. Quando tutto questo avverrà, auguriamoci di non essere stati i protagonisti di questo niente.

Nicola.

10:25 am

Niente.

aprile 29, 2009

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da Internazionale n. 792; di Joe Heller, Green Bay Press-Gazette, Stati Uniti

Nicola.

9:20 am

abbraccio11Un pretaccio di mia conoscenza che non le manda certo a dire e che oggi tante persone continuano a seguire, fuori le chiese, in mezzo ai vicoli, dove pulsa la vera vita e non quella finta e ipocrita dei sepolcri imbiancati, ha sempre detto che “per la gente di chiesa, il vangelo è difficile assai”. Ascoltando le parole del presidente Obama a proposito della ricerca scientifica, parole come «Da credente penso che sia necessario alleviare le sofferenze», o come «La completa potenzialità della ricerca sulle cellule staminali resta sconosciuta, e non deve essere esagerata. Ma gli scienziati ritengono che queste piccole cellule possano avere il potenziale di aiutarci a capire, e possibilmente a curare, alcune delle più devastanti condizioni mediche e malattie», ecco leggendo queste parole, prese con la punta delle dita e girate e rigirate come a cercare macchie su un vestito bianco, così come le parole della politica devono essere prese, ma ancor di più leggendo la risposta degli “uomini di chiesa”, mi sono venute in mente queste parole…

Nicola.

10:01 pm

Television.

febbraio 19, 2009

Quando penso alla televisione, penso a Pasolini. A quello che ormai tanti anni fa disse a proposito di essa (e che potete trovare qui). Immagino che oggi siamo andati molto oltre quello che in tanti, me compreso, vedono come una delle tante profezie di Pasolini. macaco

A me capita raramente di accendere la televisione, ma solo perchè preferisco fare altro. Quando questo capita, divento triste, poichè penso alla mia sfortuna, alla sfortuna di trovare sempre e solo un’offerta molto scadente. Pur convincendomi che non può essere tutto così stomachevole, mi dico che se l’offerta è quella vuol dire che c’è la domanda naturalmente. Ieri mattina, solo per fare un esempio tra i tanti, ho assistito ad una scena terribile. Una delle tante pav (peripatetiche-annunciatrici-vallette) presentava su Canale 5 una storia alquanto drammatica, nella più completa ilarità, senza alcuna partecipazione alla realtà dei fatti, con completa astrazione. Non vi è nulla che mi meravigli in questo, nulla che mi scandalizzi, ma non posso rifiutarmi di dire con forza che ci troviamo dinanzi alla feccia della società, a quella che il dizionario De Mauro definisce come “la parte peggiore, più vile e spregevole di una comunità, di un gruppo sociale”. Una società fatta da coloro che fanno la televisione e da coloro, a metà strada tra uomini e sedicenti tali, che la guardano…

Nicola.

1:00 pm

Ipocriti.

febbraio 6, 2009

Ripulita di ogni possibile ideologia e aldilà di cosa516187_angie si possa pensare sulla vicenda Englaro, è obiettivamente bello che tanta gente sia così scandalosamente a favore della vita.

E allora mi auguro con tutto il cuore che questa stessa gente non viva con il broncio, sorrida sempre al proprio vicino, non sia razzista, guardi con sospetto quei vescovi cattolici negazionisti, sia pacifista, non abbia mai abortito e potrei continuare ancora per molto…

In caso contrario (cosa molto plausibile), tutta questa gente quanto meno “pecca” di ipocrisia.

Nicola.

8:56 am

Dobbiamo essere felici!

febbraio 1, 2009

Felici, felici e felici……… Felici!!!

N.

12:39 pm