26 maggio, ore 19,47: Petru Birlandeanedu passeggia com la moglie poco prima di essere ucciso. (ilmattino.it)

26 maggio, ore 19,47: Petru Birlandeanedu passeggia com la moglie poco prima di essere ucciso. (ilmattino.it)

Mi chiamo Petru e sono morto il 26 maggio dell’anno 2009, in un tardo pomeriggio primaverile, in una bella città dell’Italia. Naturalmente, poco prima di morire non avrei mai pensato che la signora nera stesse per fare visita proprio a me. Si, insomma, so che deve succedere ma se un attimo prima qualcuno mi si fosse avvicinato e mi avesse detto “Petru, stai per morire” gli avrei probabilmente riso in faccia. Del resto, siamo seri, perchè doveva capitare proprio a me? Io sono un suonatore, un musicista, me ne andavo in giro con la mia piccola fisarmonica rossa a riempire di note e suoni le strade napoletane, i vicoli e per lo più la metropolitana o la stazione. Si, lo ammetto, avrò anche rotto le scatole a qualcuno, la mattina presto o a sera, quando gli studenti e i lavoratori prendono la metro per rincasare e tutto vogliono sentire a parte le mie note, spesso malinconiche e lente. Ma in qualche modo dovevo pur vivere, pensare alla mia mogliettina, alla nostra vita, all’indomani che credevo più roseo di quello che immaginavo a Bucarest. Ed invece è tutto finito. Sai, ti sono sincero caro amico, non credevo finisse così, mi aspettavo qualcos’altro. No chissà cosa, però almeno una certa stabilità, neanche quella monotona quotidianità di quelli che mi hanno visto e lasciato morire, per carità, però qualcosa di meglio.

Intendiamoci, non mi dispiaceva suonare, avevo anche imparato a fare alcune canzoni napoletane ” ‘O sole mio”, “Torna a Surriento” però l’arte non paga e poi per me era solo qualcosa di momentaneo. Pensa che a questo proposito, ho anche incontrato gente che mi ha ringraziato dopo una suonata. “Queste note non le sentiamo più, non c’è più nessuno che ripercorre i suoni della Napoli antica e della sua tradizione musicale” dicevano e mi ringraziavano davvero, si vedeva che erano sinceri e spesso anche più generosi degli altri. Se proprio vogliamo dirla tutta, appena arrivai a Napoli fui avvicinato dalla stessa gente che poi mi ha ucciso, cercavano qualcuno che li aiutasse nelle loro attività, qualcuno che spacciasse droga insomma o cose del genere e mi promettevano anche soldi, tanti soldi. Ma non ho mai ceduto anche se mi avrebbe fatto assai comodo e anche se in molti, dopo la mia morte, hanno creduto che fossi solo uno di loro, un criminale come tutti gli altri e che quindi quel regolamento di conti avesse come obiettivo proprio me. Ed invece no. Ero lì, in un punto e in un posto sbagliati.

E’ proprio strana la vita. Proprio quella mattina, alla mia mogliettina avevo promesso che ce ne saremmo andati da lì e quasi mi ero sentito in colpa per averla portata in quel posto che credevo migliore. Davvero, ho sempre sperato che Napoli rappresentasse qualcosa di meglio di quello che ho visto per molto tempo con questi occhi. Fino all’ultimo mio minuto sulla terra ho visto: non so se io avrei reagito allo stesso modo, ma sembravano tutti formiche impazzite, come allarmate da gocce d’acqua, neanche fosse piovuto su di loro il mio sangue, quello stesso sangue che nessuno ha avuto il coraggio di guardare e fermare. Eppure il colore non è lo stesso?

E adesso che non appartengo più al vostro mondo, ora che vi guardo tutti dall’altra parte, penso che forse le mie note non sono servite a niente.

Nicola.

11:41 am

P.S.: Questo testo è solo frutto della mia fantasia, ispirata da un fatto di cronaca.

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Napoli.

marzo 4, 2009

Amo la mia città, amo i suoi vicoli, i suoi odori, le sue tradizioni e a volte anche i suoi difetti. Amo Napoli come si può amare una vecchia nonna con la quale c’è un’intesa assoluta, pur nel silenzio più assoluto, pur con semplici occhiate, pur senza dover spiegare nulla. Si ama e basta.

Ma da un po’ di tempo non la riconosco più. Mi sento defraudato da certi tipi che me l’hanno presa e violentata. Mi sento defraudato dalla stampa che fa male il suo lavoro, schiaffeggiando non solo Napoli, ma prima di tutto l’informazione, così come mi sento defraudato da un premier che viene “a soddisfare le proprie voglie” per poi scappare dinanzi all’evidenza di una città che ha bisogno di ben altro che proclami. Una città che avrebbe bisogno di aprire un po’ le finestre rimaste troppo a lungo chiuse su aspetti troppo sconci per venire alla luce, troppo sconci per essere presentati alla pubblica piazza. Ed invece proprio di questo ci sarebbe bisogno, ci sarebbe bisogno di far scendere un po’ il sole, adesso troppo in alto per riuscire a riscaldare una nonna così stanca e vecchia…napoliportino2

Nicola.

1:08 pm

La mia terra è una puttana.

novembre 16, 2008

La mia terra è una puttana pagata male. La mia terra accoglie il potere e accogliendolo fa finta di star bene, per poi piangere di nascosto. Nella mia terra gli uomini sono pecore. Nella mia terra è facile essere eroi e martiri. Nella mia terra Apollo e Dioniso si amano. Nella mia terra quelli che altrove non godrebbero di buona reputazione diventano rappresentanti del popolo. Nella mia terra non ci si indigna più. Nella mia terra si ha “scuorno” (vergogna) di fare cose migliori. Nella mia terra si pretende dai santi e dalla Madonna l’ordinaria amministrazione. Nella mia terra si ha paura di star bene. La mia terra sta morendo, ma il sole nasconde ogni cosa… Io amo la mia terra e per continuare a farlo devo scappare, andare altrove…

Nicola.

12:35 pm

Nel corteo per caso.

ottobre 29, 2008

Stamattina a Napoli, sceso per questioni personali, mi sono ritrovato nel corteo degli studenti… C’è solo una parola che, secondo me, caratterizza tutto: confusione… Ho trovato solo questo e molta goliardia: giovani molto giovani (forse troppo) da un lato e universitari seri e convinti delle loro proteste-proposte dall’altro… Se a questo non seguirà qualcosa di più serio e costruttivo, nonostante l’approvazione del decreto, tutto sarà inutile…

Nicola.