Un uomo si affaccia dal pontile, ha le braccia tese e le spalle strette. E’ arrivato fin lì per fotografare istanti di morte. Sotto di lui, vagoni bruciati e case distrutte, l’ombra del fumo nero e la cenere di quel che resta. Sotto il cielo blu, Viareggio.

VitaMorteUna donna dai ricci rossi e dall’aria professionale, accende il suo pc e trova in Facebook il link ad un video. La curiosità vince su di lei, anche se un avvertimento le suggerisce di non guardarlo. Un pensiero le attraversa il cervello – questi avvertimenti sono come quelli sui pacchetti delle sigarette: ipocriti e politicamente corretti -. Guarda il video, per un attimo si ferma come senz’aria, una bolla di vuoto le galleggia in testa. E’ Neda, la giovane ragazza iraniana che muore, una morte violenta che si manifesta e diviene tragica, un uomo con la telecamera in mano riprende tutto e nei giorni seguenti diviene il video più visto e esaminato di internet. Il rosso del sangue inonda lo schermo, sangue ovunque ed improvviso, poco prima non c’era, tutto era bianco ed azzurro, attimi di paura che si dipingono di rosso, le vene della donna dai ricci rossi sembrano uscire fuori e così sarà per tutto il giorno. -Maledetto video- pensa. La sua professionalità non c’è più, sparita. Sarà così per tutto il giorno e forse oltre. Sotto quel manto di rosso, il mondo.

L’agire della morte che viene e scappa via, si fa sentire con la sua tragicità. Si prende gioco degli uomini e gli uomini impauriti ci cascano, creano le sembianze alla morte, divenendo essi stessi creatori di morte. Come nuvole perse nel cielo infinito, in assenza del sole, tuoni e temporali, fulmini e saette, la paura del buio e della fine. Il sole torna, è ancora lì, è sempre stato lì, ma le nuvole hanno la memoria corta. La paura, invece, no.

L’uomo di Viareggio ha finito, si avvia verso casa sulla sua bicicletta nera; ha accanto dei bambini che gli chiedono di guardare quelle foto, chiedono di capire cosa c’è da fotografare del vuoto. I bambini ignorano la morte e la uccidono, ma l’uomo non sa rispondere. Pensa alle sue foto da mostrare, il vuoto lo avvolge e lo paralizza.

La donna dai ricci rossi è ancora lì, immobile e ferma, sotto il tetto della sua casa. La morte ha vinto ancora una volta.

Nicola.

11:41 am

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Niente.

aprile 29, 2009

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da Internazionale n. 792; di Joe Heller, Green Bay Press-Gazette, Stati Uniti

Nicola.

9:20 am

abbraccio11Un pretaccio di mia conoscenza che non le manda certo a dire e che oggi tante persone continuano a seguire, fuori le chiese, in mezzo ai vicoli, dove pulsa la vera vita e non quella finta e ipocrita dei sepolcri imbiancati, ha sempre detto che “per la gente di chiesa, il vangelo è difficile assai”. Ascoltando le parole del presidente Obama a proposito della ricerca scientifica, parole come «Da credente penso che sia necessario alleviare le sofferenze», o come «La completa potenzialità della ricerca sulle cellule staminali resta sconosciuta, e non deve essere esagerata. Ma gli scienziati ritengono che queste piccole cellule possano avere il potenziale di aiutarci a capire, e possibilmente a curare, alcune delle più devastanti condizioni mediche e malattie», ecco leggendo queste parole, prese con la punta delle dita e girate e rigirate come a cercare macchie su un vestito bianco, così come le parole della politica devono essere prese, ma ancor di più leggendo la risposta degli “uomini di chiesa”, mi sono venute in mente queste parole…

Nicola.

10:01 pm

Eu – cosa?!

febbraio 21, 2009

m9ytIl sig. Beppino Englaro aveva giustamente detto, dopo la morte della figlia Eluana, di voler rimanere solo, chiedendo addirittura di non essere cercato.

Mi chiedo semplicemente cosa lo spinge adesso a parlare così tanto, e a dire, tra l’altro, “vorrei che rinascesse il Psi”, a scendere in piazza per il testamento biologico… Libero, per carità, di fare ciò che vuole. Ma, sicuramente, incoerente e un po’ paraculo.

Nicola.

11:35 am

Otto anni d’assenza.

febbraio 9, 2009

Se siamo riusciti a ritrovarci e a riunirci è stato grazie a Facebook. Creato l’evento, parte della mia classe del liceo si è rivista la settimana scorsa.

Otto lunghi anni in mezzo alla strada che mi divide dal liceo. Dopo che la serata è trascorsa, sembrava che fosse passata appena una notte., sembrava che fosse trascorso solo un altro giorno di scuola ed invece otto anni d’assenza. Che è stata presenza in altro. Nessuno è veramente cambiato, eppure tutti forse ci siamo illusi che almeno fisicamente fossimo cambiati. Come a convincerci che il tempo avesse provveduto a staccarci da un passato troppo lontano per essere ancora nostro. Ed invece eccola la realtà, veloce nella sua spietatezza, a ripresentarsi sotto forma di ricordi, emozioni, delusioni…

Maria, Titti, Stefania, Peppe, Cristina, Vincenzo, Giovanna che bello è stato rincontrarvi…

N.

6:47 pm

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Ipocriti.

febbraio 6, 2009

Ripulita di ogni possibile ideologia e aldilà di cosa516187_angie si possa pensare sulla vicenda Englaro, è obiettivamente bello che tanta gente sia così scandalosamente a favore della vita.

E allora mi auguro con tutto il cuore che questa stessa gente non viva con il broncio, sorrida sempre al proprio vicino, non sia razzista, guardi con sospetto quei vescovi cattolici negazionisti, sia pacifista, non abbia mai abortito e potrei continuare ancora per molto…

In caso contrario (cosa molto plausibile), tutta questa gente quanto meno “pecca” di ipocrisia.

Nicola.

8:56 am

Dobbiamo essere felici!

febbraio 1, 2009

Felici, felici e felici……… Felici!!!

N.

12:39 pm

La chiamano vita.

gennaio 4, 2009

Ci si aspetta una definizione della vita a priori prima che questa accada. Vogliamo conoscerla prima del suo svolgersi. Li chiamiamo “progetti” e non sono altro che illusioni; li chiamiamo “progetti” e non è altro che sete di potere su questa cosa che spesso troppo velocemente ci affrettiamo a definire come vita.

Così da controllori illusi diventiamo illusi schiavi di qualcosa che per sua natura sfugge e si allontana, ci plasma a suo piacimento e a noi resta lo spettacolo, spesso in ultima fila…

N.

5:46 pm

Istanti.

dicembre 16, 2008

Nimo, di poesie dovremmo nutrirci ogni giorno… Sono come la mela del dottore, ricordi?! “Una mela al giorno toglie il medico di torno”, ripeteva la mamma da bambini… Ogni giorno una poesia. Sono come boccate d’aria pura, come luci lontane nella nebbia, come carezze sul volto colmo di lacrime…

Oggi voglio regalarti questa mio caro Nimo. E’ di Jorge Luis Borges.

Nicola.

6.25 pm

Istanti

Se io potessi vivere nuovamente la mia vita
nella prossima cercherei di commettere più errori.

Non tenterei di essere tanto perfetto, mi rilasserei di più
sarei più stolto di quello che sono stato,
in verità prenderei poche cose sul serio.

Correrei più rischi, viaggerei di più, scalerei più montagne,
contemplerei più tramonti e attraverserei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono stato,
avrei più problemi reali e meno problemi immaginari.

Io sono stato una di quelle persone che vivono sensatamente,
producendo ogni minuto della vita.

E’ chiaro che ho avuto momenti di allegria,
ma se tornassi a vivere, cercherei di avere soltanto momenti buoni.

Perché di questo è fatta la vita,
solo di momenti da non perdere.

Io ero una di quelle persone che mai andavano da qualche
parte senza un termometro, una borsa d’acqua calda, un ombrello e un paracadute:
se tornassi a vivere, viaggerei più leggero.

Se io potessi tornare a vivere, comincerei ad andare scalzo
all’inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell’autunno.

Girerei più volte nella mia strada, contemplerei più aurore
e giocherei di più con i bambini.

Se avessi un’altra volta la vita davanti…
Ma, vedete, ho ottantacinque anni e non ho un’altra possibilità.

Momenti infiniti ma fermi…

novembre 22, 2008

Ci sono momenti un po’ così, momenti infiniti ma fermi e un po’ così, in cui mi piace rivedere questa scena e riascoltare queste note…

Perchè la vita è poesia, la vità è passione… e per quanto possa costare caro, non conviene a nessuno dimenticarlo…

Ciao, Nicola.

6:04 pm